pinuccio rinaldi

Quanto verificatosi alla Procura nazionale antimafia, ci costringe per l’ennesima volata ad osservare il cortocircuito tra istituzione, funzione e democrazia. L’istituzione della Procura nazionale antimafia, studiata e realizzata per essere il centro di raccolta di notizie sensibili e assolutamente protette, si è trovata ad essere, per un suo utilizzo improprio, il luogo dove poter rilevare notizie e dati utili a scopi diversi da quelli a cui erano correttamente destinati. La funzione del giornalismo, essenziale per la società si è trovata ad essere il ricettacolo di notizie e dati, generati e veicolati in assoluta difformità. La democrazia quale baluardo di protezione delle libertà individuali, si trova ad essere ferita perché incapace di garantirle. In questo mortificante scenario l’ITALIA vive il perenne conflitto, da cui non riesce a venirne fuori. (Di questo ne abbiamo parlato su questo giornale il 6-8-23) I poteri costituzionalmente riconosciuti sembrano incapaci di trovare la corretta ed efficace soluzione. Se operiamo una comparazione assolutamente impropria e forzata, tra gli eventi ultimi e cioè i fatti di Pisa e quelli della Procura antimafia, osserviamo che in entrambi i casi è mancato il rispetto della regola e il concetto del diritto/dovere. Queste mancanze, sempre più diffuse ed applicate sono da attribuirsi, a parere di chi scrive, ad un tipo di società generata da una formazione ed una educazione, che nel contesto pedagogico si sono dimostrate errate. Riparare questi errori di formazione e rimuovere i cortocircuiti ricorrenti, richiede un ciclo formativo completo di almeno tre lustri. Nell’attesa che questo nuovo ciclo formativo parta, il tentativo di trovare e sanzionare chi ha generato i fatti di Pisa e Roma finirà come sempre è avvenuto, applicando la nota regola gattopardiana, tutti colpevoli nessun colpevole.