Molti di quelli che oggi fanno del lavoro la loro bandiera politica, sono gli stessi che , non avendo una cultura del lavoro hanno contribuito a determinare questa situazione. Sono quelli ad esempio che hanno visto l’esternalizzazione dei servizi della pubblica Amministrazione come la idea magica di  risparmiare sul costo dei servizi  e hanno determinato un costo aggiuntivo alla comunità, diminuendo il lavoro e facendo pagare un lavoro malfatto più di quello che ne costava uno a regola d’arte. Questo è avvenuto nei Comuni, nelle Province, all’Anas, alle Ferrovie, alla ex Sip, poi Telecom , alle poste, nella forestazione, alla regione, nelle scuole.. L’esternalizzazione dei servizi non ha portato vantaggi ma solo svantaggi: lavoro precario, lavoro sottopagato, corruzione politica e burocratica . E tutto perché si è visto la cosa dal lato sbagliato, nel senso che anziché puntare all’efficienza di un servizio manutentivo pubblico, si è fatto in modo, a partire dai sindacati, che questo non funzionasse. Tutti ricorderanno come le progressioni di carriera nella fascia operaia ha portato  , anziché ad aumenti di stipendi, a salario aggiuntivo, a retribuzioni di merito, ad un passaggio dalla categoria operaia a quella impiegatizia, per cui sono finiti dietro le scrivanie quelli che pulivano i musei, quelli che facevano gli uscieri nei Ministeri e quelli che facevano gli operai all’Anas o alle Ferrovie. Giorno dopo giorno questo tipo di lavoro che aveva il dono di essere fisso e di far mettere famiglia è entrato in crisi e le Amministrazioni si sono organizzate per esternalizzare tutta la parte dei servizi ausiliari ricorrendo agli appalti esterni, come se fosse la soluzione di tutti i mali.. Migliaia e migliaia di lavoratori sono stati precarizzati alla mercè di imprenditori che non pagano, di società che falliscono senza pagare i contributo, di lavoro nero  e di sfruttamento. E c’è ancora gente che nel 2018 non ha capito quello che è avvenuto!!.C’è bisogno di un ripensamento totale di questo aspetto e questo ripensamento non può partire che da una nuova visione del datore di lavoro pubblico: che deve saper organizzare il lavoro ausiliario, con le sue regole, con il suo rendimento, con la sua specializzazione, con doveri che sono esattamente uguali a quelli che vigono nel lavoro privato. Chi l’ha detto che un operaio pubblico è autorizzato a grattarsi? Dipende da chi lo governa, dalle regole che ci sono e dai controlli di rendimento che ci possono essere. Per non licenziare un dirigente che non sa fare il proprio dovere, si precarizzano migliaia di lavoratori, semplicemente demandando a qualcuno all’esterno di fare quello che non si è capaci di fare all’interno. Ma dare un lavoro fisso, oggi è un dovere sacrosanto per far rimanere le persone sul territorio. Non se ne può più di questa mancanza di buon senso.  Rocco Rosa