Nel frastagliato panorama di un disarticolato centro politico c’è chi si muove per tentare una operazione di unificazione dei moderati. Lo fanno da Milano con il convegno promosso da Enrico Maria Ruffini, ex direttore delle Entrate recentemente dimessosi per avere libertà di azione , e da Orvieto, esponenti dell’ala cattolica che va da Tonini a Fioroni , a Gentiloni. Non è una operazione nostalgia. E’ il tentativo di fare la Margherita 2.0, cioè creare un vasto movimento che possa ridare un centro forte ad un Paese che ne avverte la mancanza, sballottolato da una sinistra velleitaria e una destra con volto autoritario. La mancanza di una legge proporzionale ha sempre ostacolato questo processo, e all’orizzonte non è dato vedere modifiche di questo tenore , giacchè sembra star bene ai due partiti maggiori, di governo e di opposizione. Però, mentre la destra riesce a tenere incollata una maggioranza con il potere di cui dispone, il Centrosinistra è confinato in una palude profonda, con una linea politica della Schlein ancorata ad una proposta di sinistra insieme a ciqnuestelle e Avs e con la mancanza di un raggruppamento moderato di centro capace di assicurare l’apporto dei moderati. Da qui nasce, nei pensatoi dei grandi protagonisti della ex Democrazia Cristiana  ( Prodi, Casini ), l’idea di rifare quello che non è riuscito a Calenda e Renzi , un progetto che doveva portare al dieci per cento, è che, proprio quando stava decollando, ha perso benzina dai serbatoi, schiantandosi rumorosamente. Per come l’avevamo visto noi, l’entrata in campo a livello regionale dell’imprenditore Angelo Chiorazzo, doveva essere il prodromo di questa grande operazione di ricostituzione, a partire dalla Basilicata, di un centro, a destra del Pd.  C’erano tutte le premesse per far funzionare questo laboratorio: un imprenditore vicino al Mondo cattolico, una persona che si è fatta da sé e che  non ha obblighi di sudditanza, relazioni forti a livello nazionale, capacità finanziaria per creare una organizzazione funzionante. Il tutto in un personaggio con un ascendente forte, come ha dimostrato l’entusiasmo suscitato all’annuncio della sua entrata in campo. Non sappiamo se, avendo dovuto rinunciare alla candidatura da Presidente della Regione per colpa di una legge che punisce una partecipazione libera da alleanze forzose ed obbligate, Angelo Chiorazzo abbia perso un po’ della sua carica iniziale,  nel senso che, pur ottenendo un successo con due consiglieri regionali ( che non sono pochi), non ha saputo portare avanti l’immagine di una forza che comincia il suo cammino di crescita e che intende porsi come interlocutore diretto della gran parte dei moderati che o sono sparsi in mille vicoletti oppure se ne stanno, per la maggiora parte, rinchiusi nelle loro case, non uscendo neanche per andare a votare. Sta di fatto che ai più questa iniziativa politica che aveva entusiasmato la comunità lucana, è apparsa come se avesse esaurito la sua carica innovativa e si fosse accontentato di entrare nel sistema, diventandone parte essenziale, sia pure in una posizione decentrata. Che non fosse solo una impressione nostra lo hanno dimostrato le vicende che si sono registrate in questi mesi, dallo scontento interno, fino alla riorganizzazione dello stesso movimento e al tentativo di rilancio che sta avvenendo in questi giorni. Tutto a posto? No, perché proprio le tante supposizioni su accordi ed alleanze con il Pd ( che arrivano ad ipotizzare organigrammi  elettorali ) fanno dubitare della bontà di questa ripartenza e impongono la domanda centrale e definitiva su dove voglia andare il Movimento di Basilicata casa Comune. Vuole essere un privilegiato del sistema, oppure correre in campo aperto per sfidare anche il Pd nella ideazione e realizzazione di una politica che ridia sangue e forza alla lotta per la emancipazione di questa regione, mortificata da poteri forti, avvilita da clientele avide,  incapaci di guardare oltre le convenienze di partito e personali.? Ha la forza Angelo Chiorazzo di indicare con chiarezza la strada che vuole battere: se vuole rifare il centro, se vuole federare le tante piccole formazioni che si muovono sbandate nei dintorni delle due compagini di destra e di sinistra, incapaci di ritrovare l’identità, la funzione e il ruolo che hanno avuto negli anni scorsi.? Dobbiamo morire nell’asfittico abbraccio tra la Schlein e Conte , così innaturale da sconsigliare ogni altra aggregazione possibile. Se è un cavallo da corsa giovane nel panorama politico lucano e meridionale, Chiorazzo lo dimostri, scegliendo la prateria su cui correre , senza fermarsi alle stalle più confortevoli delle scuderie partitiche. Io credo ancora che possa farcela. Ma non può suscitare entusiasmno e riaccendere gli animi alla speranza se non lo dimostra con i fatti.. Rocco Rosa