ANTONIETTA LISCO

Giorni lunghi e incerti questi che si preparano, dopo la chiusura forzata nelle proprie case. Ci si sente sospesi e in attesa di chissà cosa. Un futuro incerto. Sì, incerto, per molti aspetti. Igienizzante. Guanti. Mascherina. Distanziamento. Chissà ancora per quanto. File. Litigi inutili. Supermercati. Ospedale. Accertamenti. Stanno tornando i miei nipoti. Mia figlia tornerà a metà luglio. Hanno voluto aspettare l’apertura delle regioni. Sono stati bravi. Cauti. Responsabili. Siamo molto orgogliosi di loro. Ma quando li vediamo e sentiamo per telefono hanno una voce incerta. Anche loro hanno paura di quello che li attende. Di quello che questo mostro invisibile ha lasciato dietro di sé. Leggo articoli di giornali su come i bambini siano stati reclusi a casa, come tutti del resto, con i propri genitori alla scoperta di nuovi giochi, nuove regole, nuove distanze, nuove attività. Poi c’è l’altro lato della medaglia. Scopri di come questi cuccioli abbiano avuto nostalgia dei loro compagni di scuola, delle loro maestre, dei loro nonni. Hanno momenti di smarrimento. Incubi. Insonnia. Poi ci sono gli adolescenti. Tra studio a distanza, videogiochi, spazi da condividere, sono quelli che hanno dovuto acquistare competenza e autonomia, rispettando le regole. Chi è stato fortunato ha potuto avere spazi per sé, chi invece ha dovuto condivide stanze, luoghi piccoli, ha sofferto la mancanza ancora di più di aria anche solo per vedere amici e passare qualche ora in buona compagnia. I maschi adolescenti tendono a diventare irritabili, le femmine a perdere interesse. Potrebbero anche loro cadere in un ritiro sociale. Poi ci sono i giovani. La generazione che per fare esperienza, studiare e trovare la propria strada ha deciso di andare via di casa. Chi per lavoro. Chi per studio. Chi per tirocini. Chi per esperienze di studio all’estero. Chi è tornato lo ha fatto prima che chiudessero qualsiasi tipo di mezzo di trasporto. Non sanno cosa li aspetta. Hanno lasciato tutto in sospeso. Aspettano di riprendere tutto come era prima. Quello che gli è dato fare è aspettare.                          Poi ci siamo noi, gli adulti. Chi ha la fortuna di avere un posto sicuro ha continuato il proprio lavoro da casa, non con poche difficoltà, ma pur sempre lavorando e percependo il mensile. Mentre chi non aveva un lavoro, ma un posto precario, ha dovuto informarsi su come poter accedere alla cassa integrazione, al reddito di emergenza e quant’altro con grandissime difficoltà. E non è ancora finita.                                            Quando incontro amici e conoscenti ci confrontiamo chiedendoci cosa ci aspetta e come stiamo vivendo questo periodo di transizione post-covid. Passerà. Ma dentro di noi rimarrà indelebile un segno che non si può vedere dall’esterno, ma che c’è. Un giorno si spera si trasformerà in ricordo. Un brutto e lunghissimo ricordo.