Si chiama gol , ma c’è il rischio che il gol non lo facciamo perché non abbiamo chi sa giocare né stiamo cercando di mettere sù un minimo di squadra. Tanto più che l’iscrizione al campionato sta per scadere. Venendo ai fatti il Governo ha avuto 5 miliardi dall’Europa per aggredire la disoccupazione giovanile e femminile. Di questi 5 miliardi il 43 per cento va al Sud e dei soldi che il Sud spende il 75 per cento deve essere rivolto all’occupazione delle donne. Il programma , il cui acronimo è Gol ( Garanzia Occupabilità Lavoratori) è praticamente rivolto a lenire il dramma della disoccupazione, attraverso la formazione e il possibile inserimento lavorativo. La Regione Basilicata da questo programma può attingere fino a 50 milioni nel triennio e di questi 9 sono già a disposizione. Il problema è che mancano i progetti, manca chi se ne occupa, mancano gli impiegati, non sono stati ancora assunte le professionalità che dovrebbero dar vita all’Agenzia per l’impiego, oggi in stato comatoso. Il 7 ottobre il programma va in discussione alla Conferenza Stato Regioni e con qualche prevedibile modifica migliorativa sarà licenziato,. La priorità è come si diceva alle donne, ai disoccupati di lunga durata alle persone con disabilità per un totale di almeno tre milioni di persone da raggiungere. All’arlab regionale, che solo da poco si è dato un responsabile ma che è assolutamente sguarnito di personale, risultano iscritte 100 mila persone, di cui, ci dice il Cseres diretto da Pietro Simonetti, 70 mila non va al di là della scuola dell’obbligo e ha bisogno di formazione specifica per trovare una qualche occupazione. Ma sono dati grezzi, che andrebbero di gran lunga scremati fino al raggiungimento di una cifra più realistica che ruota intorno ai 30 mila possibili beneficiari. Ma la situazione è così deteriorata che non si sa da dove cominciare. Bisognerebbe iniziare dalla pulitura dei dati per capire chi ha fatto che cosa e chi può fare che cosa. Ma per far questo ci vuole chi ci lavora. Esisterebbe anche un Osservatorio del Lavoro alla Regione ma c’è una POC che fa tante altre cose e nessuno in particolare che si interessi della questione specifica. Occorrerebbero persone e c’è pure un concorso per 70 operatori che da due anni aspetta di essere fatto, con soldi già stanziati per una cifra di 2 milioni e mezzo. Intanto tre unità che dovevano trattare i dati sono stati mandati a casa . Quanto alla formazione esiste un ufficio specifico ma è diretto ad interim dalla Direzione generale, che ne dirige anche altri, il che spiega bene perché le cose vadano a singhiozzo. Con questa situazione, con i tempi che stringono, con la lentezza che riguarda la rimodulazione degli uffici e la dotazione di dirigenti, c’è il rischio che anche questo treno passi senza imbarcare nessuno. La sola soluzione che si intravede è mettere su una task force con il concorso dei datori di lavoro e dei sindacati per definire la strategia e dare la gestione del programma ad una società di assistenza tecnica che sappia che cosa fare e come farlo. Poi si porrà il problema di come utilizzare, in una seconda fase, gli operatori che verranno assunti. Se non si inverte la clessidra e si aspetta di andare per le vie normali, i gol li faranno gli altri e noi staremo a guardare. Siamo arrivati al punto in cui le emergenze ci travolgono. Occorrono decisioni coraggiose e soluzioni anche inedite. Qui ci giochiamo il futuro. Rocco Rosa
IL G.O.L CHE NON POSSIAMO FARE
