ROCCO ROSA

Oggi è il giorno della verità per la maggioranza regionale che torna in aula dopo il triste spettacolo offerto sulla legge che istituisce la società per lo sviluppo industriale. E torna dopo tre settimane per affrontare la stessa legge, con una maggioranza che ha modificato alcuni equilibri interni e con la promessa giurata di manifestare compattezza e unità. E il banco di prova è quella stessa legge, che forse entra in aula con un emendamento già concordato e che mira a togliere ogni riferimento passato e futuro per la provincia di Matera, in maniera tale che il Consorzio materano continui ad agire in piana autonomia anche riguardo alla zes e alla zona franca. Su questo aspetto i consiglieri materani di tutti i partiti hanno fatto una battaglia campale quanto campanilistica sulla base di presupposti volutamente non veritieri, come il fatto che i debiti di Potenza sarebbero stati accollati al Consorzio della città dei Sassi, o che l’ente gemello di Potenza abbondasse di personale. Entrambe cose non vere perchè sul primo fatto è prevista la liquidazione del consorzio e sulla consistenza del personale, quello di Potenza, in rapporto alle aree che gestisce, è proporzionalmente di gran lunga sottodimensionato rispetto a quello di matera. Su questa narrazione distorta  si sono costruite barricate di cui onestamente si poteva fare a meno, e che forse hanno impedito di vedere le soluzioni più giuste rispetto al problema.  Ovvio che l’opposizione non ha perso occasione per mettere sale nelle ferite della maggioranza, E lo ha fatto ieri con Pittella e Cifarelli che hanno accusato Bardi di fare da spettatore alla querelle e di non assumersi la responsabilità di una soluzione più corretta alla vicenda. Che per i due dell’opposizione dura e pura, sarebbero due blocchi di emendamenti: il primo consistente nella possibilità di affidare le competenze della nuova Spa ad una società già esistente e cioè Sviluppo Basilicata che potrebbe fare attività di promozione e di marketing accanto alla funzione finanziaria e il secondo blocco di emendamenti è passare gli impianti di depurazione alla gestione del Consorzio di Matera che ha le competenze e la capacità di farle uscire da una gestione in perdita attraverso una messa a valore di alcuni impianti, come quello di Melfi. Che poi in quella messa a valore qualcuno voglia leggere la privatizzazione degli impianti sul modello materano, è solo un esercizio di fantasia.

In verità,Pittella e Cifarelli, meritano di essere ascoltati solo per un fatto, ed è che entrambi hanno creduto seriamente ad un percorso alternativo alla messa in liquidazione del Consorzio potentino, attraverso un piano di risanamento poliennale. Solo che dei due provvedimenti emanati da loro nessuno è arrivato in porto, l’uno ( l’aumento delle tariffe) bocciato dal tar e l’altro ( la messa a disposizione di 2 milioni l’anno per il risanamento) bocciato dal governo. Ora i due dicono che si potevano gestire meglio quelle due questioni , quasi a voler dare la colpa al nuovo Governo di non averle seguite come si deve. Ma sui tempi non ci siamo: erano cose che potevano e dovevano seguire loro se non fosse che c’è stato un anno di vuoto politico conseguente alle note vicende. Figuriamoci se la Franconi poteva affrontare situazioni del genere! La verità è che, per un motivo o per l’altro, siamo fuori tempo massimo e l’assessore Cupparo ha una sola strada davanti: correre per evitare il fermo impianti , salvo poi vedere come aggiustare la baracca. E se per far questo deve ingoiare anche il ricatto di fratelli d’Italia , rinunciando a far valere le sue sacrosante ragioni, non si può che sottolinearne il senso di responsabilità nella conduzione di questa intricata vicenda.