Luca Braia, come al solito, è uno sprinter della sollecitazione, il più lesto a prendere posizione sulle cose che non vanno. E nella prima settimana di settembre è partito a razzo per dire al Governatore Bardi che la gente si aspetta che, da subito, cambi passo,. Svegli gli assessori dormienti e soprattutto dia un assetto consono al nuovo ordinamento degli uffici che si è dato. I dirigenti generali debbono cambiare , qualcuno deve andarsene a casa e qualc’altro deve  tornare all’aria di Napoli che gli è più congeniale. E francamente, quella di Braia, è una presa di posizione opportuna, perché questo prendere le cose con calma, questo dilatare il tempo di risposta ai problemi, questo trovare una mediazione difficile ad ogni cosa, sta logorando la nuova esperienza di governo e sta abbassando il consenso verso chi la guida. Questi sono i fatti . E non valgono più tutte le scusanti sui disastri trovati e sui fardelli ereditati. Ogni amministrazione ha , al masismo, il primo anno per prendersi in carico i problemi, poi deve operare con le armi che ha, dimostrando di saper centrare gli obiettivi. Qui siamo in perenne mobilitazione verbale, ma di fatti se ne vedono pochi, se si eccettua la svolta data alle politiche industriali , la capacità di tirare dal pantano il piano dei trasporti, dandogli tempi e soluzioni certe, la scelta di alcune figure professionali esterne per gli enti subregionali che hanno convinto per il loro background . Per il resto è un continuo prendere tempo, a partire dalla sanità che è assolutamente assente sul terreno della proposta politica, della razionalizzazione dell’esistente, della preparazione del nuovo. Dire che dalla istituzione della Regione ad oggi non si è mai vissuta una situazione così precaria nel Dipartimento salute della Regione , con un dirigente generale che è corpo estraneo in tutti i sensi, con un assessore che si fa scudo dietro una proposta tecnica per dire che è pronta la riforma sanitaria senza averla discussa con nessuno, con sette uffici importanti senza testa, è la pura constatazione di una realtà che nessuno può ignorare o edulcorare. Né le cose vanno meglio in agricoltura, dove si continuano a scorrere bandi nati in altre epoche , ma senza che nessuno sappia e possa dire in che direzione si intende andare, quali orizzonti  si intravedono, che cosa onestamente dobbiamo aspettarci in questa fase storica in cui l’export agroalimentare sta correndo e bisogna attrezzarsi convenientemente per essere all’altezza delle regioni che più esportano. E l’altro capitolo, che riguarda direttamente il presidente Bardi, è la sua apertura accennata verso una politica di relazioni con le regioni del Sud, non solo in vista del PNRR ma anche nel quadro di un’azione per il riequilibrio territoriale che non può che passare attraverso la revisione della spesa storica. Il Governatore aveva aperto i cuori alla speranza, con la promozione di incontri con i Governatori del sud. Se ne è fatto uno e poi silenzio, basta, stop, a significare che da questo lato nessuno ci sente. Eppure, come abbiamo potuto constatare in questi mesi, è solo da una forte unità delle regioni meridionali che possono arrivare fatti nuovi , tali da aprire una nuova stagione politica per l’intero Mezzogiorno. Se c’è un settore che richiede la presenza di un sottosegretario, come elemento di raccordo permanente con le Regioni meridionali e come coordinamento delle pre-intese tra realtà meridionali nel Comitato delle regioni, è questo della creazione di una rete istituzionale meridionale ,a rischio altrimenti di trovarsi deboli ed isolati. Diciamo le cose come sono: finora la Basilicata , bene o male, è riuscita per dieci – quindici anni ad evitare la coda delle graduatorie di settore , piazzandosi sempre tra le realtà meridionali meno compromesse sia pure in un quadro non esaltante . Adesso stiamo scivolando e la gente se ne sta accorgendo. Chiuda subito il presidente questa storiaccia delle nomine e metta sù una organizzazione più efficiente. Mezza legislatura è passata tra polemiche, rimpalli e schermaglie verbali, adesso bisogna buttare la rete e vedere se  in questo tempo che ci separa dalla fine della legislatura si riempie. Rocco Rosa