In questa confusione determinata da chi la vuole cotta e da chi la vuole cruda, con scienziati  l’un contro l’altro armati e Regioni che vogliono tutto e il contrario di tutto, il Governo è scivolato su un DPCM frettoloso e senza senso nel quale, con l’intento di debellare assembramenti e movide, si è finito col chiudere tutto, anche quei luoghi, ristoranti, palestre nel quali si erano fatti sforzi notevoli per disciplinare l’accesso, rarefare l’utenza, sanificare continuamente gli ambienti.  Con il che si sono persi proprio gli alleati che potevano combattere seriamente gli assembramenti all’aperto attraverso un disciplinato e contingentato  uso dei locali di ristoro. Chiedersi che cosa faranno i giovani dopo le diciotto è un esercizio retorico: si troveranno in locali chiusi, in casa di amici o in qualche vicolo a giocare a guardia e ladri, avventura sempre eccitante per chi, data l’età, vede nell’autorità il rivale di sempre.  Si può capire la limitazione della frequentazione scolastica in presenza per le scuole superiori. Oggettivamente i trasporti sono il luogo ideale per il contagio, con l’affollamento di autobus, metropolitane e treni pendolari. Dimezzare la presenza della massa studentesca è un provvedimento che si può condividere, fermo restando che è grave il fatto di essere arrivati a novembre senza risolvere uno dei problemi che maggiormente avevano influito nella diffusione del contagio già nei mesi  di marzo ed aprile, soprattutto per i lavoratori costretti giornalmente a far muovere l’economia . Nulla è stato fatto, e se proprio bisognava intervenire con misure alternative bastava mobilitare il trasporto privato, incentivando ogni lavoratore con un contributo straordinario per la mobilità.. Pensate ai lavoratori che vanno alla Sata di melfi , stipati in pullman dove il distanziamento è una chimera: raddoppiare le corse con innesti di mezzi privati,è una necessità di cui ci si dovrebbe far carico. Invece si guarda con occhio strabico e si gioca a braccio di ferro con la povera gente che è la più esposta in questa vicenda perchè già di per sé vive di precariato: camerieri, baristi, aiutanti cuochi, inservienti, posteggiatori, pizzaioli. Cioè anziché diradare nella giornata la clientela e responsabilizzare gli esercenti nella vigilanza  , la si concentra in un orario ridotto, con il risultato che il contagio cammina di giorno e si ritira a casa  alle diciotto per continuare il suo nefasto lavoro.rocco rosa