Il portale Mondo Balneare ha pubblicato la bozza del testo della riforma sulle concessioni balneari, un tema piuttosto caldo, a causa della trattativa tra Roma e Bruxelles. Vediamo quali sono le possibili novità sul tema.
Nel primo articolo della bozza si legge: “la risorsa naturale è da considerarsi scarsa quando l’area disponibile è pari o inferiore al 49% a livello nazionale o del 39% su livello regionale”.
Nel testo si punta ad adottare un Piano nazionale 2024/2029, per recepire la mappatura delle coste italiane e delineare le modalità d’investimento per la riqualificazione delle aree demaniali marittime, lacuali e fluviali.
Nonostante il divieto sancito dalla direttiva Bolkestein sulle proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, il Governo vuole far slittare la scadenza da uno a cinque anni, in base alla percentuale regionale di occupazione delle coste.
Col provvedimento, si prevedrebbe la proroga fino al 31 dicembre 2025 per le concessioni situate nelle Regioni con una quota di spiaggia libera inferiore al 25%.
Mentre, la scadenza slitterebbe al 31 dicembre 2027, per le Regioni con una percentuale di spiaggia libera compresa tra il 25% e il 49%.
Il termine slitta ulteriormente al 31 dicembre 2029 per le Regioni con una percentuale di spiaggia libera superiore al 49%.
Per le spiagge libere le Regioni avranno tempo fino al 2029 per assegnare una quota “non inferiore al 15% della risorsa regionale” di coste libere, dove non insistono attività balneari turistico-ricettive.
Dopo la scadenza della concessione, le aree saranno soggette all’indizione di una gara pubblica gestita dal Comune dove ha sede l’area demaniale marittima.
L’assegnazione dovrà tenere conto, sia dei criteri standard (come l’imparzialità e la trasparenza) e sia della partecipazione al bando di microimprese e imprese giovanili.
I bandi dovranno essere pubblicati per 30 giorni sull’albo pretorio online del Comune e dovranno includere diversi aspetti come
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la finalità delle concessioni
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Le caratteristiche morfologiche dell’area demaniale su cui insiste lo stabilimento;
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L’eventuale presenza di opere di difficile rimozione;
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Un piano economico-finanziario sugli investimenti.
