
Marco Di Geronimo
Pete Buttigieg vince le primarie dell’Iowa, ma arriva secondo nel voto popolare. Il candidato che preso più voti «veri» di tutti è Bernie Sanders, penalizzato dalla distribuzione geografica tra i collegi elettorali. La prima proiezione è arrivata un giorno dopo il voto. Un risultato imbarazzante per i dem a stelle e strisce. Sui quali ormai pesa una consistente accusa di brogli elettorali.
Le primarie degli Stati Uniti si tengono “a puntate”: votano prima alcuni Stati e poi altri. Ad aprire le danze è il piccolo Iowa, una comunità rurale a prevalenza bianca e trazione agricola. Una costituency particolare che è tutto fuorché un termometro esatto dei rapporti di forza interni ai partiti. Ma capace di segnalare tendenze di lungo periodo.
Tutti i sondaggi nazionali davano Sanders al rialzo e Biden al ribasso. L’Iowa conferma. Bernie Sanders svetta nel voto popolare e conquista 28.220 suffragi. Joe Biden si arena a quota 14.176 preferenze, che gli consegnano uno scarso 15,5%. La pessima performance dell’ex vicepresidente di Obama è pericolosamente vicina all’alta soglia di sbarramento (appunto il 15%). Ne consegue che rischia di non eleggere delegati dell’Iowa alla Convention.
Ma l’attenzione dei media stranieri è catturata dalla vittoria di Pete Buttigieg, che in realtà sul piano nazionale è assai sfavorito. Il giovane (ex) Sindaco di South Bend affascina i grandi giornali dell’alta borghesia. Omosessuale e veterano, Buttigieg (che si pronuncia bùdigig, con le g dolci) ha fatto piazza pulita dei voti di campagna. Così facendo ha prosciugato l’elettorato di Biden. E ha ridato fiato alla propria candidatura: da settimane è in affanno a causa della concorrenza serrata del miliardario Michael Bloomberg.
In America invece si discute di tutt’altro. Gli statunitensi sono inferociti per l’estremo ritardo con cui i democratici hanno annunciato i risultati. A nessuno importa che Buttigieg abbia vinto: ciò che conta è che la macchina elettorale si è inceppata. A metà dello scrutinio (tarda notte, ora italiana) i dem hanno interrotto la raccolta dei dati. Che è rimasta sospesa per ore e ore. E non è ancora conclusa. Alle 23 di ieri hanno annunciato soltanto una proiezione dei delegati statali, basta sul 62% dei seggi già scrutinati.
Occorre fare una piccola digressione. In Iowa le primarie si tengono col metodo dei caucus. Si tratta di una specie di riunione simultanea dei circoli. Ogni circolo elegge dei delegati statali, che eleggeranno a loro volta i 41 delegati dell’Iowa alla Convention nazionale (che incoronerà a luglio il candidato dem alle presidenziali). Elegge delegati alla convention soltanto chi consegue almeno il 15% dei delegati statali. Ma la ripartizione dei delegati statali non è proporzionale al voto popolare: ecco perché Sanders, primo in voti assoluti, è secondo nella proiezione.
Il Partito democratico americano sostiene che gran parte del ritardo è dovuta al malfunzionamento di un app. Lo scrutinio – a quanto pare – è avvenuto caricando, caucus per caucus, su una applicazione (sviluppata dai finanziatori centristi del Partito). Applicazione che si è rivelata malfunzionante. Nella giornata di oggi i democratici hanno provveduto ad aggiustarla e a raccogliere i verbali dei seggi per rimediare all’errore.
C’è chi racconta un’altra storia. Si chiama Salem Snow ed è un candidato alla Camera dei rappresentanti a stelle e strisce. Costui sostiene che Sanders ha inviato propri rappresentanti in gran parte dei seggi. Che costoro hanno registrato in diretta i risultati, seggio per seggio. Che costoro hanno inviato i loro verbali a Sanders. Il quale ha notato una notevole discrepanza tra i dati dei propri attivisti e quelli che stavano pervenendo al Partito nello scrutinio iniziale. Snow sostiene che Sanders ha inviato degli avvocati al PD USA: subito dopo si sono sospesi gli scrutini. In seguito, è stato smentito (solamente) che gli avvocati di Sanders abbiano incontrato i dirigenti del Partito.
Cosa traiamo da questa lunga e curiosa storia? Qualche indicazione interessante. La prima: l’opinione pubblica guarda con scetticismo al Partito democratico statunitense. Questi risultati puzzano per l’americano medio, benché Sanders sia stato molto conciliante e non abbia attaccato il Partito. (Va però detto che il senatore del Vermont ha voluto pubblicare la propria proiezione nel corso del pomeriggio italiano, che lo dava in testa anche a livello di delegati statali). L’impressione che ancora una volta il PD USA voglia giocarle tutte per rubare la nomination a Bernie si diffonde a macchia d’olio. Alimenta uno scontro tra attivisti che espone i dem al rischio di una bruciante (e inaspettata) sconfitta contro il Presidente Trump.
In secondo luogo, il gioco delle primarie si farà assai più serrato. Bernie Sanders è chiamato a una prova di forza, con una vittoria nel New Hampshire che ora si fa obbligatoria. Quanto a Buttigieg, è il momento dell’ora o mai più. O il Sindaco vince in NH e resiste negli altri Stati al voto, oppure è al capolinea. La sua tendenza nazionale è al ribasso e va invertita appena possibile. Per Joe Biden è l’ora più buia: se non eleggesse delegati in Iowa, la sua candidatura tremerebbe come una foglia. La pressione di Bloomberg e di Buttigieg è fortissima. Se fosse vero che i dem più moderati hanno ciambottato coi voti dell’Iowa, sarebbe anche segno che l’establishment è in forte difficoltà.
Nota a margine: Elizabeth Warren è arrivata terza. Un po’ di ossigeno. Ma è difficile che la senatrice possa aspirare alla nomination. Tutti i progressisti (che adesso devono sentirsi al centro di un complotto contro di loro) iniziano a sperare che si ritiri al più presto: altrimenti finirà soltanto per far perdere Sanders.