Fin quando non si capirà che il leaderismo uccide la democrazia, il nostro Paese continuerà a rimanere imprigionato in un tunnel nel quale ci sono i fumi tossici dell’avventurismo, della demagogia e dell’asservimento delle Istituzioni a fini individuali. Fin quando qualcuno non si alza e porta in Parlamento una legge sui partiti, dimostra che il leaderismo non intende combatterlo perchè sotto sotto spera di arrivarci per altre vie. Se dopo 70 anni non si è attuato l’art.49 della Costituzione, che appunto sancisce il diritto di ogni cittadino ad associarsi ad un partito , con una legge che ne regola il funzionamento ciò è dovuto a due motivi: il primo è che i partiti storici avevano provveduto a farsi degli Statuti e dei regolamenti interni (PCI-DC- PSI); il secondo, è che , caduti i partiti storici, è entrato in scena un sistema completamente incentrato sul leader, a partire da Berlusconi, senza che nessuno trovasse il modo di stabilire della regole o peggio di interrogarsi sulle conseguenze che sistemi diversi avrebbero prodotto. Questo continuo passare da un tifo all’altro verso una persona che si appropria del palco nazionale è semplicemente il frutto dell’irrilevanza che la base ha assunto nelle decisioni che la riguardano, un po’ come sostituire la partita in televisione a quella vissuta personalmente. Chi vuole scuotere il corpo malandato della partecipazione di base , deve ridare al territorio le decisioni sul territorio, senza eccezione alcuna e prendendosi tutto il positivo od il negativo che ne può derivare. A livello comunale ,un partito deve essere arbitro delle decisioni che riguardano il Comune, senza delega ad altri e senza interventi dall’alto. Stessa cosa a livello provinciale e soprattutto a livello regionale, sul quale si mantiene da Roma un vero e proprio rapporto di vassallaggio. Solo restituendo il protagonismo alla gente del territorio, attraverso la selezione democratica dal basso, senza investiture e senza cooptazioni, si può riportare l’interesse verso la politica. Tutte le altre forme , uno vale uno, tu vali tu, si sommano in un unico “ voi non valete un c…” rivolto ad una base che invece è ancora in grado di portare potenzialità ed energie alla democrazia. Oggi ci interessiamo di politica come da ragazzi giocavamo con le figurine: io sto con Tizio e tu stai con Caio. E Tizio e Caio fanno delle periferie i loro domini personali. Uno che voglia essere innovatore deve fare i conti con il principio stesso della democrazia: aprire le porte alla gente ,farla contare, farla decidere. IL Messia in politica non esiste e, se esiste è uno che si fa benissimo i fatti propri. Rocco Rosa
IL MESSIA IN POLITICA NON ESISTE
