Marco Di Geronimo

Le elezioni in Molise non hanno contato nulla sul panorama nazionale. A parte qualche scandalo per l’ammucchiata del centrodestra (cosa ci sia di scandaloso nel fare ciò che è legale non si capisce), i 5Stelle non hanno ricevuto reali indicazioni sul da farsi, così come nessun altro. E allora quali sono le prossime mosse?

Non si può parlare di vero spostamento delle forze in campo in queste elezioni regionali, anche se matematicamente può sembrare che 5Stelle e centrosinistra abbiano ricevuto un calo. C’è da dire che il Molise è una Regione tradizionalmente conservatrice e che la coalizione a traino Salvini si è farcita di molte liste civiche, che hanno succhiato voti con logiche più familistiche che politicistiche. Come è normale che sia in elezioni di calibro locale, come quelle molisane (a pari di quelle lucane) sono.

A danneggiare davvero centrosinistra e 5Stelle è stato il voto disgiunto. Il candidato Presidente pentastellato ha ricevuto un risultato migliore della propria lista, spia evidente che la debolezza dei «gialli» (e la forza dei «verde-azzurri») risiede proprio nella composizione delle liste. Liste – anzi, lista – che hanno poco appeal rispetto alle civiche e alle politiche che hanno presentato candidati più radicati sul territorio. Analogo discorso può esser fatto per il centrosinistra. Considerando che la ripartizione dei seggi in Consiglio regionale si fa sulla base del voto di lista e non di quello presidenziale, qualcosina peserà.

Erano tutti evidenti i segnali che indicavano lo swing del Molise verso il centrodestra a scapito della vittoria pentastellata alle politiche. Nessuno degli opinionisti – nemmeno il sottoscritto – vi aveva però badato, tutti distratti dalla formazione del governo. Abbiamo dato per scontato che il Molise sarebbe stata la prima regione gialla, un’ottima arma per Di Maio. Ci siamo sbagliati, ma ci siamo sbagliati anche su un altro fattore: il Molise non è l’Ohio d’Italia.

Personalmente non l’ho mai pensato – per un quarto sono molisano, quindi conosco le affinità tra le mie due Regioni, e a tutti noi lucani sarebbe apparso assurdo trasformarci nella Florida tricolore, giusto? – ma al di là di chi pensasse cosa adesso bisogna fare i conti con la realtà. Cioè: dopo questa tornata come si mettono i «pezzi» sullo scacchiere di Montecitorio? Lo famo ‘sto governo?

La apertura del PD ai pentastellati potrebbe essere solo tattica. Forse il Nazareno vuole stanare i grillini e li attende al varco di una svolta programmatica difficile da digerire. D’altronde l’irrilevanza di LeU rende del tutto superflua l’adesione aprioristica dei grassiani a esecutivi pentastellati. Circola l’idea di barattare Montecitorio con Palazzo Chigi (Fico premier, per disinnescare Di Maio, e la Camera ai piddini) ma c’è in ballo qualcosa di più di un semplice giretto di poltrone. Si tratta di appurare se il PD ha davvero svoltato verso la colonizzazione dei 5Stelle (magari convinto di una propria autodistruzione in corso, vedi il 9% in Molise) oppure se si tratta di una tattica per addossare ai grillini la responsabilità del prossimo buco nell’acqua.

Una cosa è sicura: la finestra per il voto a giugno si sta chiudendo. Il Movimento, sulla carta, ci sta all’ultimatum dem sulla Lega e dichiara chiuso il dialogo col centrodestra. Questo significa che le trattative col PD dovranno partire sul serio. Se era un trucco per farsi respingere l’offerta a casa, Martina ha sbagliato a dare ultimatum di questo tipo. Di certo adesso il tavolo sembra traballare meno: il che significa che andrà avanti per un po’. Il che significa che non si potrà tornare a votare in tempi brevi. E in autunno è difficile che Mattarella sciolga le Camere: bisogna approvare una finanziaria per scongiurare l’aumento dell’IVA al 24%. D’improvviso le elezioni politiche abbinate alle europee sembrano farsi un’ipotesi molto più concreta…