anna scarnato
Intraprendere un viaggio per Matera da Bernalda non vuol dire solamente mettere in conto che il percorso è fatto per buona parte di curve e corsie non proprio larghe ma è sapere già di imbattersi in uomini, donne e ragazzi che sempre più numerosi “camminano”sulla pista ciclopedonale che costeggia la strada fino alla contrada Scorzone. Il pensiero fisso che t’accompagna riguarda il motivo di questo andare alla città, nostra provincia e che potrà essere la necessità di eseguire esami di laboratorio o radiologici o disbrigo pratiche o shopping. Ma il dinamismo di questi sportivi che scelgono di occupare una parte del proprio tempo a migliorare la forma fisica a contatto con la natura, ti distrae magari da un umore non brillante e ti porta ad una speranza di cambiamento più salutare dello stile di vita dell’uomo.
Si procede oltre e, come le curve che , a tratti, dopo “ Tre Selle” , in località “ S.Vito”si alternano a brevi percorsi stradali più lineari e agevoli, come l’intensità o meno di una vegetazione, permette di passare da una luminosità solare ad un’ombra , in estate, creando una proiezione sulla carreggiata di rami e fronde, così alle riflessioni rilassanti e piacevoli di prima si sovrappongono sgradevoli visioni, “ossimori” così figurativi e immediati riferibili a situazioni contrastanti. Il senso civico come comportamento corretto verso se stessi e gli altri che si è manifestato nell’uso di infrastrutture (piste ciclabili) come strumento di aggregazione che la “camminata” salutare rende viva nel comune interresse, si perde in un attimo in un “insensato civico” che sta per cittadino insensato o “il civico del senso”, ossia cittadino che fa senso, disgusto. E’ espressione di irrazionalità quale rinuncia ai doveri verso la collettiva condotta di rispetto della Costituzione, rifiuto di sane pratiche che considerano invece il bene pubblico una risorsa da custodire per lasciarla intatta a chi verrà dopo di noi. Bottigline di plastica spiccano luccicanti fra l’erba delle cunette, buste di rifiuti sventrati da roditori in cerca di cibo, materiali inerti , secchi di vernice, indumenti e tanto altro ancora che lo sguardo rifiuta di inquadrare. Una discarica a cielo aperto e poi un’altra ancora dove l’uomo si è fermato non per godere della bellezza di questi posti immersi in verdi macchie di bosco che costeggiano il passaggio viario costruito dall’uomo per unire paesi e città. Lo ha scelto per deturparlo, per distruggere il rapporto dell’uomo stesso con la sua identificazione naturale, a gridare il dispetto alle Istituzioni che lavorano in ossequio alle più recenti e necessarie leggi in materia di raccolta e smaltimento rifiuti con lo sguardo rivolto ad uno sviluppo ecosostenibile. Perché agire così dissennatamente se in città i servizi funzionano, se gli operatori ecologici prelevano da ogni abitazione, sotto il sole e sotto la pioggia, i rifiuti urbani, condendo il lavoro di tanta giovialità nel rapporto con l’utenza? E il primo” cittadino” che ha scelto il povero luogo a discarica lo fa divenire un’isola dove altri approdano.
L’astrofisico ambientalista Hubert Reeves afferma che “l’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.” Incivili però non sono tutti gli uomini ma, anche se pochi, questi passano e dimorano ovunque.
E ogni mondo è paese !
Difatti, arrivati sotto Matera, non si fa ignorare una scritta nera su un blocco di cemento che da tanto campeggia lì, mai rimossa o almeno schiarita da una abbondante pioggia a cancellarne la vergogna. Scritta per renderla visibile ad alcuni visitatori della città dei Sassi che ritornano al loro paese e che di lì dovranno passare. Non crediamo Matera meriti che i pochi “nani” di una comunità antica e accogliente, diventino giganti d’infantilismo stabile, sedotti dalla trasgressione, da un malessere che si nutre di antagonismo che è intolleranza, competizione malata ed ostile , a rischio di riverbero sociale. E se anche fosse che writer della parte offesa potrebbero aver imbrattato i muri anch’essi di “Hate Words”, ebbene la capitale della cultura dovrà restare espressione di unità di popoli diversi in viaggio per incontrare luoghi, storie e persone. Sergio Endrigo in un testo scritto da Rodari propone la messa al bando delle “parole per ferire” mentre invita a cercare “parole per pensare, per amare”.
