Avendo già visto il film nel 1994 non vorrei rivedere il sua remake aggiornato e ricolorato. Il film si chiama “morte della politica” e parla di una Democrazia cristiana percorsa in tutto lo stivale da lotte intestine, per il controllo del partito e del potere che non si accorge del cielo che si è fatto scuro e che sta portando una tromba d’aria di forza eccezionale, frutto di sistemi  nuvolosi di provenienza diversa e che si sono per una serie di coincidenze dati appuntamento . Allora le coincidenze si chiamavano Mani pulite e azzeramento dei partiti al potere, ad eccezione del Pci che godeva di un salvacondotto giudiziario. E ad approfittarne fu un certo Berlusconi che aveva le idee chiare e gli strumenti adatti per cavalcare il dissenso e promettere il nuovo. Oggi , mutatis mutandis, il PD si è consumato al potere e si è dilaniato in lotte fratricide che lo hanno portato ad un  ridimensionamento  del suo ruolo e ad una probabile collocazione marginale  nel dopo voto, dove la sola speranza rimasta  è che nessuno vinca e che si abbia un po’ di tempo per guardare al da farsi. Ma anche questa è una speranza vana perché, ricordando il film del 1994, subito dopo il voto del disastro, anziché rimanere uniti, i leader della Dc sono corsi a trovarsi il posto a tavola , chi a destra, chi a sinistra, neanche accennando ad un minimo confronto interno per capire chi aveva sbagliato e che cosa si potesse fare.  L’ anomalia italiana è che , dopo 24 anni, dall’altro lato c’è un tale Berlusconi, che non è il figlio ma proprio lui, Silvio,  a parlare di rinnovamento della politica e a tendere le braccia per un soggetto moderato che elimini le ali e faccia un bel concentrato di potere in poche ed esperti mani. E mentre l’orizzonte si fa scuro e  preannuncia una nuova intensa devastante tromba d’aria, c’è chi incurante di quello che sta accadendo fuori continua a menarle di santa ragione, come se il pericolo di finire ( politicamente) annientato fosse nulla in confronto alla voglia di vendicarsi. E cosi’ assistiamo in Basilicata a esponenti di Liberi ed Uguali che  non perdono occasione di mettere insieme Renzi e Pittella in un unico rogo  di violenza verbale , quasi che più alta la fiamma, più evidente  la colpevolizzazione dell’avversario, e più nascoste dal fumo le responsabilità proprie di aver contribuito a questo decadimento, che non è il frutto dell’ultima ora, ma che parte da lontano. Ma non c’è da aspettarsi niente dal lato del rinsavimento e dell’assunzione di responsabilità: siamo in un bosco di cinghiali in guerra per il territorio e non smetteranno di azzannarsi se non sono restano tutti  stesi per terra. Che tristezza vedere il rieccolo, con una faccia da robot in materiale botulinico, che ci indica la direzione nuova.