MICHELE PETRUZZO
Qualcosa inizia a muoversi nel centrosinistra. Il Partito Democratico si appresta al congresso e i primi nomi sono già venuti fuori. Nell’ultimo periodo si è parlato molto di Stefano Bonaccini ed Elly Schlein, rispettivamente Presidente e Vicepresidente dell’Emila-Romagna. Qualcuno spera che la ricetta emiliana porti fortuna e sia di buon auspicio per il nuovo corso, memore del risultato ottenuto dal centrosinistra nelle ultime elezioni regionali emiliano-romagnole, a cui contribuirono anche e soprattutto le Sardine. Nell’elettorato c’è molta attesa attorno alle candidature alla segreteria nazionale. E non potrebbe essere altrimenti, anche perché si tratta di un partito che negli ultimi anni ha collezionato non poche sconfitte e che ora necessita di una vera e propria ricostruzione. Le ultime elezioni, vinte dalla destra di Giorgia Meloni, hanno ulteriormente confermato questa urgenza, che il centrosinistra non può più ignorare. Non sono pochi quelli che all’interno e all’esterno del Partito Democratico continuano a interrogarsi sul senso e sull’efficacia di questo contenitore politico. Alcuni da tempo propongono di scioglierlo e ricominciare da capo, altri sostengono che cambierebbe ben poco. A prescindere da quelle che sono le varie interpretazioni, una cosa è certa: il cambio di rotta dovrà necessariamente essere radicale, altrimenti servirà a poco. La discontinuità rispetto al passato non deve essere soltanto un semplice slogan da sbandierare all’occorrenza, ma deve costituire il principio guida per il futuro prossimo di un partito che non può più permettersi di sbagliare.
