MICHELE PETRUZZO
Il Partito Democratico si appresta a un nuovo cambio di regia. Domenica 26 febbraio si terranno le primarie, un appuntamento ormai consueto nella vita democratica di questa forza politica. Si tratterà di un crocevia importante, che vedrà coinvolti classe dirigente ed elettori. Una contesa interessante, soprattutto se si considera che il PD negli ultimi anni è risultato un partito che ha sofferto (molto) l’assenza di un leader con la L maiuscola, in grado di coinvolgere, appassionare e resistere a correnti, fazioni e lotte intestine. E spesso proprio su questa criticità sono stati accesi e puntati i riflettori. Un vero e proprio tallone di Achille, messo in evidenza non solo dagli avversari politici, ma anche e soprattutto dagli stessi elettori, che spesso si sono ritrovati spiazzati e sbandati, in particolare dopo le diverse e cocenti sconfitte elettorali, che probabilmente traevano origine anche da questo problema.
Elly Schlein, ex Vicepresidente dell’Emilia-Romagna e candidata alla segreteria nazionale, invoca un cambio di rotta radicale e lancia la sfida, chiedendo di scegliere i nuovi dirigenti in base alla competenza e non alla fedeltà. Ci sono molte aspettative sulla sua candidatura e sulla tanto attesa “svolta a sinistra” del partito, che una figura radicale come la sua potrebbe innescare. Spesso, infatti, il PD è stato percepito più come un partito di centro che di sinistra; altra critica molto diffusa negli ultimi anni. A prescindere da come andrà a finire, la speranza degli elettori è che la nuova segreteria nazionale rappresenti davvero un punto di partenza e non di arrivo, un nuovo corso, in grado di trovare strumenti, modi, energie e figure giuste per ricostruire, per ricucire il rapporto con i territori e per poter sfidare la destra.
