La vera posta in gioco è il rinnovamento

Con il vecchio detto popolare “parla a nuora affinché suocera intenda”, si potrebbe riassumere perfettamente il clima che si respira dentro il Partito Democratico lucano. Dietro le dichiarazioni, le prese di posizione indirette e i messaggi tra le righe, si nasconde una strategia piuttosto chiara: aprire la caccia all’attuale segretario regionale Giovanni Lettieri, colpevole (a detta dei maggiorenti locali ) di aver fatto  rispettare la linea della segreteria nazionale.
È un segreto di Pulcinella che gran parte dei protagonisti della scena democratica lucana (da Lacorazza, Margiotta, Chiurazzi, DeFilippo fino a Cifarelli) abbiano sostenuto , direttamente o indirettamente, l’area di Stefano Bonaccini. Nessuno di loro ha mai davvero digerito il cambio di stagione imposto dalla Schlein e dal suo entourage, che tramite il  responsabile dell’ organizzazione , Taruffi, non ha mai fatto mistero sulla di necessità di portare avanti una azione decisa di rinnovamento . Si può forse addebitargli di essersi mosso con  troppa prudenza, cercando condivisione e consenso al suo lavoro, ciò che lo ha reso a volte attendista , ma Lettieri non ha fatto altro che interpretare fedelmente quel cambio di passo richiesto da Roma: 
Forse, anzi probabilmente, i maggiorenti locali hanno compreso che stavolta da Roma l’indirizzo è netto. Non è un caso che neppure De Luca in Campania (ben prima della bocciatura del terzo mandato ) sia riuscito a imporsi sulla Segretaria nazionale che ha scelto, con fermezza, di smantellare i cacicchi e di guardare oltre i notabili e le rendite di posizione.In Basilicata, nel frattempo, Giovanni Lettieri ha compiuto un lavoro tutt’altro che marginale.
Ora, che si voglia cogliere l’occasione per rimettere in discussione gli equilibri all’interno del partito, magari facendo del segretario il presunto capro espiatorio di una insufficiente conduzione collegiale del caso Matera , appartiene alla miseria della politica politicante. Coerenza vorrebbe che anzichè dare morsi alle gambe del Pd locale, la classe dirigente lucana avesse il coraggio di mettere in discussione la linea della Schlein, uscendo dall’equivoco di bocconi amari ingoiati in nome di una rincorsa dell’alleato pentastellato. Sarebbe un modo per aprire una discussione nazionale e anche per far capire il senso vero politico da cogliere per affrontarte una votla per sempre il nodo di alleanze certe e stabili.  Di certo è che il segretario Lettieri qualche merito se lo è appuntato: è riuscito (con una non comune capacità di mediazione) a comporre la segreteria e la direzione del partito, portando a casa risultati politici che neppure nei tempi d’oro, quando il Pd sfiorava il 40%, si erano raggiunti: un candidato presidente per le regionali scelto dal partito, un presidente della Provincia di Matera, un sindaco a Potenza, e ora, (piaccia o meno nella forma e nelle alleanze) nella sostanza, alle amministrative della città dei sassi, è in corsa per la carica di sindaco di Matera il Consigliere regionale Cifarelli .
Numeri, non solo parole.
Il punto vero, però, è che Lettieri, così facendo, ha scelto di non barattare il mandato della segreteria nazionale, con la pace fittizia con i nostrani cacicchi.
Ha preferito restare coerente con le linee guida della segreteria nazionale. Ed è proprio questo, più di ogni altra cosa, che lo ha reso un bersaglio.
Chi oggi si affanna per disarcionarlo dovrebbe forse porsi una domanda più profonda: si lavora per il partito o per sé stessi? Se si ritiene sbagliata la rotta del Pd nazionale, sarebbe più onesto (e forse anche più dignitoso ) prendere posizione apertamente contro Schlein.
Oppure, scelta più costruttiva, da parte dei maggiorenti, sarebbe sostenere Lettieri, affiancarlo in un percorso difficile ma necessario, volto a costruire una nuova classe dirigente, giovane, competente e libera.
Ma forse è chiedere troppo. Perché per molti l’obiettivo non è mai stato quello di edificare, ma di azzerare.
Fare terra bruciata, in modo tale che non vi sia più nessuno, così da poter reclamare, al momento opportuno, il ritorno degli “ex ex ex”.  
Ecco, dignità e coerenza vorrebbero che anzichè fare il tiro al piccione, con i tanti fucilieri acquattati e silensiosi, si avesse il coraggio di porre , a partire dlala Basilicata, la questione della validità o meno della linea politica che si sta portando avanti, ognuno uscendo dal silenzio pieno di riserve e dalla posticcia condivisione pubblica di una linea che comune non è.