FEDELE CONGEDO

Oggi dovrei avere una percezione equilibrata della mia età e giungere facilmente alla conclusione, a pochi mesi dai 50, di essere diventato un uomo. Rispetto all’anima, potrei più comodamente mettermi al sicuro, riconoscendo un cammino ancora lungo, perché giungere ad essere veramente uomini è una conquista elevata.

Ci sono uomini che ti aiutano a diventare uomo, perché tracciano la strada e ti portano nel baricentro della tua vita. Alcuni di loro, pochissimi, sono ponti: lo fanno non solo per te, ma per un’intera comunità. Guglielmo Minervini era un ponte. Il Ponte GU. Era ed è un ponte e un cielo. Rendeva le ultime stelle familiari costellazioni. GU ha acceso il cielo di Puglia e l’ha reso unico. Per dieci anni è stato assessore regionale della Giunta Vendola. Ha inventato Bollenti Spiriti e molto altro, fino ad essere rivoluzione per un popolo intero. Alcuni hanno chiuso gli occhi: diciamo che hanno fatto finta di distrarsi e di non accorgersi che con lui è nata, giù in Puglia, la politica generativa. Malgrado tutto, ci siamo ritrovati in tantissimi a percorrere il Ponte GU dall’interno, con ogni mezzo: a piedi, in bicicletta, sui treni, sullo skate.

Alcuni di noi erano acrobati, altri semplicemente scalzi. Tutti in cammino e senza rete, nessuno con la paura di cadere giù. Abbiamo avuto la consapevolezza del senso del passaggio. La dico con le parole di GU: da una missione della politica come attività di redistribuzione delle limitate risorse pubbliche, a processo continuo di attivazione delle vaste risorse sociali. La politica ha iniziato, “diciamolo meglio, a usare le risorse pubbliche, limitate e insufficienti, come leva per mobilitare il diffuso patrimonio di risorse latenti che giacciono sotto pelle nella comunità.” Tantissimi sanno di essere un pezzo di Guglielmo in cammino. È accaduto perché appunto le sue politiche generative hanno prodotto più valore di quanto ne abbiano speso, hanno raccolto più di quanto abbiano seminato.

Ci siamo messi in cammino ed ora siamo una libera foresta diffusa, perché GU era uomo che piantava alberi. Così, quando penso a questi anni, a tutte le persone che ho conosciuto ed al loro essere significative, quelle ritornano in me dopo e anche altrove, com’è accaduto quest’anno a Matera, Città risuonante, cielo acceso ribaltato di uomini e donne.

A Potenza, l’emozione dei destini incrociati che lega i talenti lucani alle storie di GU, è stata istantanea e imprevista. Ci sono arrivato mesi fa, a parlare della bellezza che nasce due volte. Sono finito dentro il Ponte Musmeci. Mentre lo attraversavo, pensavo ai mille ragazzi di GU sulle biciclette e sugli skate volanti. Era come se fossero tutti lì, ad essere fibre del ponte. Uomini, donne e ponte, tutti e tutte parte di un’unica candidatura. Esseri umani e ponte, candidati come unico patrimonio mondiale dell’umanità. Questo non può che riscrivermi dentro l’hashtag che negli ultimi anni la rete ha scelto per GU: #LaForza.

Musmeci, Minervini, uomini, donne, politiche generative, patrimoni dell’umanità, ponti. Ponti come scuola. Perché Guglielmo, prima di essere un politico, era un docente e non c’è luogo migliore del Ponte Musumeci, per ascoltare Guglielmo parlare di scuola.

Apro gli occhi e lo leggo. “Il primo ingrediente è il recupero della nostra originaria missione educativa. La scuola in cui si sperimenta la fatica di una narrazione con l’altro. E la funzione didattica, per imparare a leggersi, perché si possa scrivere. La scuola come un luogo in cui crescere. Quando hai di fronte un gruppo e sei in classe, lì sei in gioco come persona. È un corpo a corpo ineludibile: in ogni momento sei sfidato. Lo scopo primario di un insegnante è quello di essere un artigiano della vita, che la dischiude come mistero. Il compito dell’educatore è il dischiudere i destini. Ciascuno cresce solo se è sognato. Il tesoro, l’energia in noi si dischiudono se c’è qualcuno che crede in noi. Se non incontriamo una persona così, non si risolve. Siamo a scuola, perché la biologia diventi geografia. Dentro un processo in cui la vita diventa storia. Dove si prende parte alla comunità. Dove si è cittadini come parte del cambiamento di una comunità. La scuola è finita ai margini perché la società non ha più investito nella costruzione di progetti di futuro. Perché abbiamo perso per strada la dimensione educativa? Da qui dobbiamo partire.”
Io sono sul ponte, fibra di ponte. Uomo in partenza.