rocco sabatella

 

Bisogna ancora aspettare un’altra domenica per festeggiare la promozione. Un Potenza alquanto brutto e inconcludente si fa superare senza colpo ferire da un indiavolato Nardò che ha forse giocato una delle migliori partite del suo buon campionato. Ma quando si giudica una gara, bisogna tenere in considerazione il comportamento di tutte e due le squadre che si affrontano. E allora ci sono i meriti dei salentini per aver interpretato la gara nel migliore dei modi e ci sono i demeriti, troppi ad essere onesti, del Potenza che è stato la brutta copia di quello ammirato per tutta la stagione e in particolare nelle gare di Gravina e in casa con il Picerno, per rimanere alle due gare che erano state giudicate come lo spartiacque del campionato. E come si spiega questa deludente prestazione? Proviamo a farlo. Non aveva detto, sempre, Ragno che il campionato era l’obiettivo primario del Potenza? E allora perché non  presentare a Nardò il Potenza migliore come era successo prima a Gravina e poi contro il Picerno? Soprattutto la disposizione del centrocampo ha lasciato molto a desiderare perché in quella zona del campo il Nardò ha avuto per gran parte della partita sempre la meglio con Bolognese, Bertacchi e Palmisano che hanno sovrastato Schisciano, Esposito e Pepe non consentendo al Potenza mai di ripartire con efficacia. Aver pensato troppo all’impegno di coppa Italia di mercoledi prossimo sul campo del San Donato Tavarnelle non mettendo in campo dall’inizio Coppola e Guadalupi, non si è dimostrata una scelta saggia. Continuiamo a sostenere che Pepe, fatte salve le sua grandi qualità tecniche, non ha le caratteristiche per occupare il ruolo di centrocampista centrale soprattutto quando la squadra avversaria ha il possesso palla. E poi la sua posizione alquanto ibrida sulla zona sinistra del campo presenta due controindicazioni molto evidenti: non aiuta molto i compagni di reparto e costringe molte volte il compagno Panico a trovarsi sempre due avversari che lo attaccano con le conseguenze negative che questa situazione crea alla retroguardia del Potenza. In pratica quello che è successo anche sul campo del Nardò dove il Potenza ha potuto conservare la porta inviolata fino all’ottantesimo solo perché la difesa ha fatto per intero il suo dovere rendendo sterili gli attaccanti della formazione salentina. E ci sarebbe riuscito fino al termine se Guadalupi non fosse stato troppo superficiale quando, in possesso di palla nella sua area, invece di allontanare con un rinvio lungo la minaccia, si è andata a inventare una giocata corta che ha favorito il rimpallo che ha messo Cavaliere solo davanti al portiere Mazzoleni che nulla ha potuto sul tiro sporco e angolato che ha dato il vantaggio e la vittoria al Nardò. Precisato doverosamente quali sono state le deficienze del Potenza che avrebbe avuto anche la possibilità di passare in vantaggio con Franca il cui pallonetto è stato deviato sulla traversa dal portiere del Nardò, va detto che la vittoria dei salentini è stata sacrosanta e meritata per il gioco espresso e per le occasioni create nell’area del Potenza. Ma non possiamo esprimere un moto di meraviglia per la grande intensità che tutti i giocatori del Nardò hanno messo in campo dal primo all’ultimo minuto per raggiungere una vittoria che al Nardò non ha cambiato assolutamente la vita. E per questo motivo ci chiediamo anche dove la squadra di Taurino ha trovato tutte quelle motivazioni cosi forti  per dominare il Potenza. Motivazioni che non si possono ridurre solo alla voglia di un pomeriggio di gloria contro il dominatore del campionato oppure far felici i propri tifosi. Se il Nardò avesse giocato per tutto il campionato come ha fatto contro il Potenza, probabilmente la formazione di Taurino avrebbe avuto una classifica nettamente migliore. Ad ogni buon conto onore alla prestazione dei salentini e nessun dramma nell’ambiente rossoblù anche se tra i tifosi che oggi hanno assistito alla gara su un maxischermo allestito al Viviani la delusione per avere sprecato l’occasione di chiudere i discorsi relativi al primo posto è stata molto forte. Perché era convincimento generale che oggi sarebbe stato il giorno giusto per festeggiare l’approdo in serie C e tutti i preparativi in città erano stati messi a punto per accogliere la squadra rossoblù al rientro da Nardò e dare inizio alla festa per l’obiettivo raggiunto. Adesso bisogna dimenticare in fretta Nardò e concentrarsi essenzialmente sui 90 minuti di domenica prossima al Viviani contro il Taranto che oggi ha coronato il suo lungo inseguimento al terzo posto superando in classifica il Team Altamura. Non sarà certamente un avversario facile da battere la formazione allenata da Cazzarò che può disporre di un organico con valori tecnici molto elevati e che verrà a giocare al Viviani senza avere nulla da perdere visto che la pressione sarà tutta sulle spalle del Potenza. Ma i rossoblù potranno contare sul sostegno dei loro impareggiabili tifosi che già da alcuni giorni hanno polverizzato tutti i biglietti messi in vendita per l’attesissima, a questo punto, gara di domenica prossima. Dove ci vorrà un Potenza decisamente diverso da quello visto  a Nardò per supoerare un Taranto davvero in salute e in grande spolvero. Basti dire che gli ionici sono la squadra che nel girone di ritorno hanno fatto più punti di tutte le altre squadre, compreso il Potenza che ha sommato due punti in meno rispetto ai pugliesi. Per questo la gara di ritorno delle semifinali di Coppa Italia di mercoledi prossimo in Toscana deve essere gestita con il massimo dell’attenzione. Nel senso che, a questo punto, le energie fisiche e mentali andranno accuratamente dosate fermo restando la volontà della società di voler approdare alla finale del 19 maggio prossimo. Perchè vittoria del campionato rimane l’obiettivo più importante di questa straordinaria stagione. E a livello psicologico è importante anche che il Potenza abbia ancora, dalla sua parte, due concrete possibilità di coronare il traguardo della C.