Superlavoro, stress  da pandemia e bassi stipendi in rapporto agli altri paesi dell’Europa,. Queste le cause che stanno costringendo molti medici ad anticipare la pensione o a lasciare il servizio sanitario pubblico. L’indagine è del Quotidiano Sanità che mette in fila i dati dell’Agenas, dell’Anaao e della FIMMG, per delineare un quadro che si fa drammatico e che ha bisogno di interventi strutturali urgenti soprattutto per quanto riguarda il rapporto con i professionisti della sanità. 

In Italia ,oggi, tra ospedale e territorio, mancano più di 20mila medici: 4500 nei pronto soccorso, 10mila nei reparti ospedalieri, 6000 medici di medicina generale. La situazione potrebbe peggiorare nei prossimi cinque anni, quando, dice il principale giornale della sanità italiana, andranno in pensione 41000 tra medici di famiglia e dirigenti medici), che diventano 50mila se consideriamo tutti i medici del Servizio sanitario nazionale.

A questo si aggiunge il fenomeno della fuga dagli ospedali: dal 2019 al 2021 – secondo i dati Anaao-Assomed – hanno abbandonato l’ospedale circa 8.000 camici bianchi per dimissioni volontarie, perché il peggioramento delle condizioni di lavoro porta molti professionisti a voler fuggire dal Ssn oppure a voler cambiare mestiere. Situazione analoga per i medici di famiglia, che sempre più spesso ricorrono al pre-pensionamento per dedicarsi alla libera professione. Tanto che, tra pensionamenti e “rinunce”, in cinque anni, dal 2016 al 2021, i medici di famiglia sono passati da 44436 a 40769 (dati Sisac) e molti pazienti sono rimasti privi di un proprio medico di fiducia.

Trend in crescita, visto che i numeri dei pensionamenti rilevati da Enpam mostrano tremila pensionamenti di medici di famiglia l’anno negli ultimi tre anni, rimpiazzati dai nuovi ingressi solo per un terzo. Eppure, secondo gli italiani, un medico non vale l’altro: a renderlo unico è il rapporto consolidato di fiducia. Tanto che, in tutti i sondaggi, la fiducia nel medico di famiglia si assesta intorno all’80%. E il 56% dei pazienti, secondo uno studio Fimmg, considera il proprio medico “speciale”.

La “fuga” dei medici dal Servizio sanitario nazionale è una condizione strutturale di lungo periodo, le cui ricadute sono però esplose proprio in fase pandemica. Secondo l’indagine condotta quest’anno dall’Istituto Piepoli per Fnomceo, lo stato di salute psico-fisica dei medici è peggiorato durante l’emergenza Covid: il 71% ha avvertito una crescita di stress, mentre 1 su 10 ha addirittura riscontrato problemi di salute che prima non aveva.

Al normale impegno quotidiano si sono aggiunti consulti e visite da remoto, che hanno invaso la vita privata del 58% dei medici italiani, 3 su 4 dei quali non riescono più ad andare in ferie o anche solo a garantirsi un adeguato tempo per la vita personale.

Tanto che un medico italiano su tre, potendo, andrebbe subito in pensione. E, a sognare di dismettere il camice bianco è proprio la “fetta” più giovane della Professione: il 25% dei medici tra i 25 e 34 anni e il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni.

A questo si aggiungono gli stipendi non adeguati: secondo uno studio Sumai – Assoprof siamo il terzultimo Paese in Europa sul fronte delle remunerazioni dei medici, davanti solo a Portogallo e Grecia. La Spagna, quartultimo Paese della classifica, offre ai propri professionisti ben 35mila euro lordi in più all’anno. E poi l’aziendalizzazione, che considera i medici come fattori produttivi e i pazienti come voci di spesa.

“Eppure In questi anni il Fondo sanitario nazionale è cresciuto di 14 miliardi  e altri 15 sono stati previsti dal Pnrr. Ma neanche un euro – dice il presidente della Fnomceo-i,è stato destinato ai professionisti, che sono la spina dorsale del servizio sanitario. Non servono solo risonanze magnetiche e Tac, serve anche chi le fa funzionare e chi sa leggerne gli esiti”.