TERESA LETTIERI
Il razzismo esiste. Eccome. E credo che esista dal tempo in cui l’uomo si è impadronito della Terra e di tutto ciò che vi si è insediato. Come tutti i fenomeni , anche questo è stato che catalogato e insignito della sua bella giornata, di podismo come di concorsi a premi. Senza nulla togliere a queste iniziative, mi pare, però, che dalla mezzanotte delle celebrazioni a quella della fine commemorazioni, il tutto continui a scorrere nel razzismo quotidiano che, svestitosi della sua livrea più nota, ovvero quello razziale, in realtà ha superato i contorni del colore per specializzarsi. Se al passato appartiene l’antisemitismo e la negazione di altre etnie rispetto a quella “superiore” (che ancora sto cercando), nell’epoca del 2.0 per ogni cosa e metodo, abbiamo affilato le armi verso gli omosessuali, i disabili, la coccinella con due soli puntini (che porta sfiga) e la mantide religiosa che, a dispetto delle promesse matrimoniali, si pappa il coniuge. Ma anche verso Mila e Zora, di carnagione chiara, incontrati il primo giorno di scuola materna, tra i vari Mario e Silvia, ingannevoli però nell’onomastica di impronta slava (fossero ROM e tante volte avessero i pidocchi del nomadismo) tanto da innescare un interrogatorio delle madri “off” sull’albero genealogico in cerca di un trisavolo slavo, per effetto seconda guerra mondiale e non oltre, senz’altro più rassicurante. Ora, mentre per essere razzisti doc è indispensabile disporre di un alter ego colorato che irriti le mucose nasali, per tutte le altre discriminazioni è sufficiente avere a che fare con chi pratica unioni dello stesso sesso, dove il colore poco incide sulla relazione, quindi anche un connazionale. Se non eravamo già abbastanza soddisfatti delle conseguenze che una tale costume genera nella società in termini di convivenza, e di rispetto e tolleranza in termini più “filosofici”, usare la discriminazione come metodo per esacerbare gli animi rappresenta un modus operandi che non può che alimentare ciò che invece andrebbe ridimensionato all’accadimento, soprattutto quando l’analisi dei fatti dice molto altro, senza escludere eventuali matrici di natura razzista. Ma sappiamo come funziona dalle nostre parti. Si calca l’onda finchè dura, vuoi per visibilità, vuoi per riempire la giornata, vuoi per varie ed eventuali, ma sostare sul pezzo fino a quando è possibile ormai è diventata ragione di vita. Al diavolo pure il razzismo. Se si cambia genere, probabilmente, i risultati affilerebbero le specialità con maggiore precisione. Siamo certi di ottenere la medesima risonanza? Penso, quindi, a come in questo periodo siano improvvisamente scomparse le denunce di violenza a carico degli omosessuali, in cronaca nera durante la stagione delle discussioni parlamentari sulle unioni civili o dei vari pride locali; oppure i malati terminali scovati e scannerizzati durante l’iter di approvazione della legge sul fine vita; i bulli che, probabilmente distratti dal periodo di balneazione sfogano i loro capricci sui castelli di sabbia o con le pistole ad acqua. Tutte “categorie” annientate dalla promozione del razzismo di razza, incentivato pure dai connazionali di colore trovatisi sulla traiettoria di uova lanciate in più occasioni su bianchi e neri come al tiro a segno della festa della Madonna locale, visto che i recenti sbarchi non riescono a garantire, causa meteo, un adeguato parterre di risorse da utilizzare per le esercitazioni di razzismo quotidiano sballando tutte le statistiche edite dalle varie forze politiche. Perché il problema vero non è quello della violenza consumata da quattro deficienti, che potevano aggravare una situazione già seria per le ferite riportate dalle vittime (non solo l’atleta ma anche le donne dei giorni precedenti), ma il distinguo sulla nazionalità a dispetto del colore della pelle (italiana a tutti gli effetti, come avete potuto sbagliarvi anche se di colore diverso!); l’appartenenza politica dell’aggressore che per quanto mi riguarda ha solo rimpinguato la categoria degli idioti con matricola e tutta una serie di considerazioni usate come orpelli per, come consuetudine, dare significati politicamente orientati nei quali, la politica di “ottimo livello” si permette di sguazzare dimentica dei compiti fondamentali che le sono stati affidati. Auspico, quindi, che i solerti assertori del razzismo alla bisogna non si sottraggano alle denunce sulle discriminazioni che continuano a perpetuarsi ma non appartengono alla programmazione stagionale. Sarebbe una fregatura rinunciare ai bulli, agli xenofobi e ad altro mangime per orchestrali. Il razzismo esiste e siamo razzisti, non ci illudiamo. IN COPERTINA: VAURO SU RAZZISMO