ROCCO ROSA

Quello del 22 ottobre “non e’ un referendum egoistico della Lombardia contro le Regioni del Sud”. Lo precisa il governatore lombardo Roberto Maroni in occasione della presentazione della campagna referendaria del Carroccio, in via Bellerio, a Milano. A detta di Maroni non solo non e’ un referendum contro il Sud, ma “piu’ risorse avra’ la Lombardia e meglio sara’ per le regioni del Sud”, perche’ “il motore ripartira’ e perche’ io sono disponibile a mettere a loro disposizione almeno in parte le maggiori risorse della Lombardia in un rapporto diretto tra la Regione Lombardia e le regioni del Sud, per fare investimenti”. In fondo, nel quesito referendario “ci sono due passaggi importanti- sottolinea il governatore in conclusione- ossia ‘in ragione della sua specialita” e ‘nel quadro dell’unita’ nazionale’
Per fortuna nostra, certi politici usano la bocca scollegata dal cervello e quando parlano riescono da soli a presentarsi per quello che sono realmente e cioè “ ominicchi” ,uomini da niente, protagonisti , questo si, del vuoto morale, culturale di una certa politica che si sta arrendendo agli egoismi dei più forti. “Arrendetevi e non vi faremo male,dice praticamente questo personaggio da avanspettacolo. Ci prendiamo l’autonomia, i soldi e poi penseremo pure a voi, magari facendo donazioni dirette come si fa per i terremotati, oppure spendendoli noi i soldi al posto vostro giacchè o siete incapaci o siete ladri e noi i soldi non ve li diamo in mano.
Il dramma non è un fesso-furbo che dice sciocchezze, ma una classe politica meridionale che queste sciocchezze non le censura e le lascia passare. L’esperienza non ha insegnato nulla , perché così hanno fatto venti anni fa con la lega di Bossi che la bandiera la usava per carta igienica ( e la lega ha avuto il successo che ha avuto salvo poi farsi beccare con i diamanti in mano),  così si è fatto da dieci anni con Grillo , al punto che il vaffa già risuona nell’androne di palazzo Chigi. Il silenzio e la sottovalutazione non pagano, ma nessuno si dispera più di tanto.
Ora, mettiamo per ipotesi, che la destra vinca le elezioni il prossimo anno, cosa del tutto probabile. Potete immaginare il peso di regioni forti come la Lombardia, la Liguria, il  Veneto rispetto ad un Governo diretto o eterodiretto da Berlusconi? Succederà che queste cose, che il 22 ottobre avranno solo una legittimazione informale col referendum, con uno scenario nuovo diventano trattative di governo e certe rivendicazioni ora velleitarie potranno realizzarsi appieno e cioè disegnando l’italia a due velocità, con un treno che non aspetta l’altro ma gli getta dai finestrini gli avanzi di giornata.
E noi ? Silenzio, tutti zitti. La politica, la cultura, il giornalismo, le Università. Non uno di questi che abbia alzato il dito per fare una domanda al Governo: scusi ,ma perché non stabiliamo prima le condizioni di partenza dell’autonomia regionale? Condizioni che significano le spese minime di funzionamento di un servizio ( con i correttivi per le zone che non hanno una densità demografica minimale) ,la distribuzione dei finanziamenti al sud in base alla popolazione ( con i correttivi per le regioni più piccole), il ripristino delle direzioni regionali delle aziende di stato ( ferrovie, anas, enel agenzia delle Entrate ecc). La Svimez ha detto chiaramente che un calcolo del genere porterebbe dal 23 al 34 per cento le entrate delle regioni meridionali. Ci diano quello che ci spetta e poi andassero pure affanculo Maroni con tutti quelli che a uno così danno retta. Che poi fa rima con….