di Lidia Lavecchia

 “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…” recitava una canzone di musica leggera di qualche tempo fa. Versi che calzano a pennello per il ritorno di Enrico Letta, l’ex premier appare come un uomo e politico diverso, che è tornato dalla Francia per ricoprire, con consenso unanime, 860 voti a favore, 2 voti contrari e 4 astenuti, la segreteria del PD. Sette anni passati alla direzione della Scuola di Affari Internazionali dell’Università Sciences Po di Parigi lo ”hanno cambiato profondamente,” afferma il neo segretario del Partito Democratico, “come uomo e in relazione agli altri….mi hanno regalato una prospettiva diversa, più piena e ricca di sfumature, nel leggere me stesso e i rapporti tra le persone, le priorità della nostra comunità nazionale, gli accadimenti della politica “. Un segretario che afferma, nel suo primo discorso al Nazareno da neo segretario del PD, che non ci sia “bisogno di un nuovo segretario, bensì di un nuovo PD e che sprona i democratici ad essere progressisti nei valori, riformisti nel metodo, e ad assumere la radicalità nei comportamenti, ora vademecum di idee poi assemblea per sintesi”. Lo scenario che si apre ai suoi occhi non è certo dei più rosei: le dimissioni di Nicola Zingaretti hanno evidenziato tutte le difficoltà in cui si trova il PD, che, pur avendo perso le elezioni, si trova ad essere costretto a stare nel governo per riportare l’Italia in Europa e per consentire al paese di uscir fuori dalla crisi dovuta alla pandemia, che dopo un anno non è ancor domata. Letta sa bene che il partito non può rimanere avvinghiato sul potere, ma che deve aprirsi alle persone, accettando la sfida del cambiamento, capire dove soffia il vento del cambiamento che attraversa la società di oggi. Quel vento che già nel suo ultimo libro afferma: “Quando soffia il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini a vento”. Il nuovo Letta è tutto qui, un uomo e politico maturo, che sa rivestire i panni del leader, quel leader, attento e scrupoloso, ma anche determinato, di cui oggi ha bisogno il PD. Un PD giunto senza, forse, una vera e convinzione all’alleanza con i 5Stelle e poi al governo di Mario Draghi. Un PD accusato di subalternità al movimento di Grillo, in palese difficoltà negli ultimi sondaggi ed alla ricerca di una identità, che lo caratterizzi fortemente come forza riformista, indispensabile in questa difficile fase in cui si trova il paese. Riuscirà Enrico Letta in questa impresa? Ai posteri l’ardua sentenza. Certo è che la sua presenza alla guida del PD dovrà presto fare i conti con un’Italia guidata da Mario Draghi e dai suoi “generali”, che si avvia a passi lunghi verso il semestre bianco. Sergio Mattarella ha già dichiarato che non farà il bis al Quirinale. Al suo posto in molti danno praticamente per certo l’arrivo di Mario Draghi, che avrebbe deciso di fare un passaggio a Palazzo Chigi come rampa di lancio per arrivare al Colle. Un’ipotesi plausibile, secondo la quale l’ex governatore della Bce ricoprirebbe la carica di presidente del Consiglio giusto il tempo di sistemare un po’ i conti, firmare il Recovery fund e ridare all’Italia la credibilità internazionale che merita. Tuttavia, l’arrivo di Enrico Letta alla segreteria del Partito democratico potrebbe ribaltare qualsiasi pronostico e mischiare le carte in tavola per la corsa al Quirinale. Sembra, infatti, che “Enricostaisereno” abbia accettato di tornare in trincea nel Pd solo a patto di essere tenuto in considerazione per la poltrona del colle più alto di Roma. Ma sembra che il ritorno del “francese” non sia visto di buon occhio forse anche tra gli stessi iscritti al Partito democratico, in balìa ancora di tante correnti, e di alcuni Renziani superstiti. Ma ormai la scelta è stata fatta e comunque il nome di Enrico Letta non è l’unico a essere entrato nella lista dei papabili al Quirinale per il post Mattarella. Il suo, infatti, si aggiunge al già corposo elenco che, per il Partito democratico, comprende anche Dario Franceschini, Walter Veltroni e Lorenzo Guerini