La vera novità di questa lontana vigilia della campagna elettorale per la Regione è una certa ritrosia, se non riottosità, di molti lucani ad identificarsi con nettezza in uno dei due schieramenti classici  in cui la politica  si identifica. Emerge una voglia di centro moderato , europeista, solidale, lontano per cultura , orientamento e comportamento, da questa specie di baraonda circense della politica in cui succede di tutto, si discute , si agisce sopra le righe e si fa ricorso alle armi dell’arbitrio, dell’insulto, della rissa , del gossip e via dicendo. C’è voglia di ridare onore alla politica come forma alta di democrazia, ristabilendo le regole calpestate, rimettendo argini all’aggressività e all’abuso di potere, ricreando le condizioni per un confronto istituzionale corretto e rispettoso . In questa direzione, sbaglia chi pensa che queste regole siano state infrante solo dalla destra che ci governa in regione. Certo  Bardi ha debordato in maniera clamorosa, personalizzando la gestione, distruggendo il muro divisorio tra politica e amministrazione, emarginando la classe burocratica lucana ritenuta sospetta  di rappresentare il passato, ignorando le professionalità endogene di questa regione. Ma il terreno su cui questo Governo regionale si è mosso era stato già minato da comportamenti precedenti, tutti attinenti ad un eccesso di potere decisionale che ha riguardato le persone, i territori, le risorse. E che avevano costituito le motivazioni sulla base delle quali l’elettorato lucano ha poi deciso di determinare una svolta politica. Proprio questa convinzione  ha portato una parte dell’opinione pubblica a scegliere la strada della terzietà rispetto ai due schieramenti che hanno di fatto rappresentato l’uno la continuità dell’altro, sia pure con maschere diverse e con comportamenti via via  più appesantiti. Sbaglia chi pensa solo ad un posizionamento tattico di tipo elettoralistico. C’è , al fondo di questa posizione, una idea di nobilitare la politica, proponendo un soggetto capace di portare equilibrio, di uscire dalla rissa continua, di orientare la bussola verso il bene comune, guardando ai fatti e non alle persone, ai programmi e non al posizionamento. Ne sono espressione i sempre più evidenti segni di convergenza al centro dello schieramento  da parte di forze politiche  , da parte di associazioni e perfino da parte del laicato cattolico che, al di là del tentativo di personalizzazione da parte di qualcuno interessato alla competizione elettorale, si sta interrogando seriamente sulla esigenza di scendere dal balcone e mischiarsi tra la gente per partecipare ad una nuova primavera politica. Può realizzarsi un disegno centrista  di questo tipo? E’ difficile alla Regione, è invece possibile nei comuni a cominciare dal capoluogo. Una legge malfatta a livello regionale obbliga le coalizioni a stare insieme, anche se il primo partito della coalizione vincente prende tutto e gli altri stanno a guardare, mentre quella comunale consente ad uno schieramento alternativo di arrivare al ballottaggio con eventuali apparentamenti che possono farsi al secondo turno. Ciononostante, nella competizione regionale, un raggruppamento di centro che abbia una visione chiara della sua funzione di difesa della democrazia e di rispetto delle istituzioni, potrebbe, al di là degli apparentamenti di necessità, catturare il consenso dell’opinione pubblica  su alcune travi portanti della politica da porre a base di un eventuale Governo vincente: la modifica della legge elettorale  in senso più proporzionale ( oggi la provincia di Matera è  favorita rispetto alla consorella) e con la ripartizione del premio di maggioranza tra tutte le liste della coalizione vincente, il rafforzamento del ruolo del Consiglio con la precisazione ulteriore degli atti da assogettare a discussione preliminare,  la disciplina dello spoil system in modo da coniugare merito e scelta fiduciaria, con la previsione della cessazione automatica di tutti gli incarichi al termine della legislatura, la introduzione di norme comportamentali sugli affidamenti diretti dei lavori o servizi da parte degli enti che operano con finanziamenti regionali, la declinazione nello Statuto del corretto rapporto tra politica e burocrazia, che eviti invasioni di campo o peggio assogettamento della dirigenza al volere della politica. Un insieme di regole da approvare nel primo trimestre dell’attività della nuova legislatura e che possono costituire la base per ridare trasparenza e funzionalità alle istituzioni , vigore alla democrazia,  moralizzando l’attività politica e togliendola al degrado verso il quale si è avviata da tempo. Un PREAMBOLO alla PIATTAFORMA PROGRAMMATICA che potrebbe e dovrebbe caratterizzare l’entrata in campo di forze moderate sia di provenienza partitica sia di provenienza dalla società civile. E’ solo uno spunto, ma lavorare in questa direzione può convincere la gente che si può ancora sperare e lottare per una politica dignitosa. Rocco Rosa