Ora che dall’altro tavolo del San Carlo c’è una persona con cui si può ragionare sulla funzionalità dell’ospedale ,si può sperare di portare argomenti per il ritorno alla normalità del presidio potentino, confidando nella capacità di affrontare e risolvere anche problemi complessi. Uno dei quali , a parere di molta gente, è che l’ospedale non può continuare ad avere un regime carcerario, con l’impossibilità dei pazienti di uscire fuori dalla stanza e soprattutto con l’impossibilità di ricevere visite da parte dei propri congiunti. Si ha la sensazione che molti medici abbiano colto la palla al balzo della pandemia per vietare ogni visita, nonostante il mondo fuori sia stato messo in libertà, sia pure vigilata, con la possibilità di frequentare bar, ristoranti e di tornare ad una più o meno accettabile normalità. Ora non ci vuole molto a capire che da parte di molti degenti questa condizione di isolamento dalla famiglia è vissuta male, soprattutto da quelli più anziani cui la miglior cura delle volte è l’affetto della famiglia. E’ proprio indispensabile continuare questo regime di separazione tra famiglia e paziente, oppure si possono trovare forme che mettano insieme l’esigenza di sicurezza con quella della presenza della famiglia? Sicuramente non troviamo giusto che tutti i reparti si pongano in auto isolamento. Ce ne sono alcuni in cui le condizioni dei pazienti consigliano estrema prudenza nei contatti ( oncologia, ematologia, pneumologia) , ce ne sono altri in cui bastano le normali precauzioni per consentirli. Le soluzioni possono essere diverse e sicuramente nessuno pensa di tornare a quella ressa di una volta in cui attorno ad un paziente si affiancavano decine di persone, con bimbi che scorazzavano per il territorio e affollamento dei reparti fino a rendere l’ambiente irrespirabile. Ma consentire l’ingresso di congiunti stretti, regolarmente gli stessi, per cinque- dieci minuti al giorno intorno a singoli pazienti, è ,oltre che possibile, doveroso. Si tratterà di disciplinare l’ingresso nel reparto in maniera tale che nelle stanze non ci sia più di una persona estranea per volta, regolarmente provvista di mascherina, con la temperatura corporea misurata all’ingresso, e precauzioni specifiche come la sanificazione delle mani all’entrata del reparto. Dieci minuti per stanza dove ci sono sei posti letto, significa poter far entrare un parente per ogni paziente in quell’ora di visite che se prima era una baraonda oggi può mantenere in maniera più sicura quel ruolo relazionale tra paziente e famiglia , garantendo il diritto dei malati di non essere privato dei propri affetti. Rocco Rosa
IL SAN CARLO NON E’ UN CARCERE
