ANNA SCARNATO*

 

Verità, mezze verità, bugie.

Da sempre verità e menzogna hanno dominato la scena dei rapporti umani e hanno determinato importanti conseguenze nell’agire e nella formazione delle coscienze degli uomini.

Tanti gli studi intorno alle conseguenze legate a questi atti e, soprattutto, alle situazioni di rilevanza sociale in cui spesso  vengono esercitati.

Se ormai essi fanno parte della nostra vita essendo connaturali alla dimensione del vivere umano, nell’ambito politico è una questione differente poiché intacca il fondamento stesso del potere che nella democrazia si basa sulla reciproca fiducia tra governanti e governati.

E’ proprio questo vincolo morale che oggi è in crisi laddove la menzogna sembra aver compromesso la dimensione culturale e morale stessa  degli uomini.

Mentire, asserisce Kant, è mancanza di rispetto nei confronti dei nostri interlocutori e la maggior parte degli esseri umani crede alle bugie o alle mezze verità perché,  sempre per il rapporto di fiducia   stabilitosi , non trovano o non conoscono le ragioni per cui alcuni politici debbano dire una cosa per un’altra (soprattutto quando ci si trova  in situazioni di pericolo per la propria e l’altrui vita).

Spesso si è ignari, spesso però fa comodo credere che le cose stiano come si raccontano e si decide di compiacere il potere e si condividono “le menzogne”, aderendo volontariamente al falso..

Fa specie, però, se a farlo siano i giovani che, per il ricambio generazionale tanto auspicato e rivendicato come opportunità di mettersi al servizio della comunità per far meglio dei “vecchi” che in molti casi hanno distrutto il loro futuro, grazie ai sacrifici di questi ultimi, si sono diplomati,  laureati e in molti casi entrati nell’agone politico-amministrativo e già hanno imparato l’arte di dire “c’è il sole” anche quando piove.

E servendosi dei moderni mezzi di comunicazione, percependosi Napoleone Bonaparte, tentano di trasformare i fatti evidenti in opinioni ispirate , vien da pensare, da passioni e da diversi interessi di “parte. E allora che la verità divenendo opinione, tenuta in piedi da mire tendenti ad ingraziarsi il potere, rischia di essere confinata in opinione dominante che serve a far tendenza e sondaggio, attraverso i like , utili alla vetrina per le prossime candidature sempre più ambiziose.

In questi casi i giovani non sono migliori di alcuni  “vecchi” contestati ma imitati nel bisogno di creare gruppo capace di traghettarli verso i” loro” individuali obiettivi.

E’ chiaro  , avviene spesso, che il grande vantaggio è sempre per chi riveste un ruolo politico-istituzionale poiché è già al centro della scena in cui è un attore, magari per natura.  Ed è la scena che gli consente di dire e fare cio’ che vuole, di cambiare posizione e forse appartenenza politica a seconda che ci sia il sole  o temi  l’ombra.

Allora ci si deve chiedere come può avvenire un cambiamento del mondo se si manipola  la verità  a piacimento  adattandola alle aspettative dei cittadini e facendo ricorso a giustificazioni del proprio agire e solo per l’ottenimento di fini politici?

Il grave problema che stiamo affrontando , non so se servirà alla costruzione di un mondo migliore in ogni senso. I nonni raccontavano ai nipoti  la favola del lupo che mentre si confessava , pentito di aver mangiato gli innocenti agnelli, esortava il prete a far presto ad assolverlo poiché stava passando di lì un gregge e non voleva perdere l’occasione. Scendiamo tutti “dall’albero della noce”, posizione nobile e privilegiata delle nostre sicurezze, e ritroviamo il senso del vero rapporto tra il governo e i governati attraverso la verità di bocca e di fatti, con il proposito di ammettere anche gli errori commessi in buona fede. Dobbiamo credere ancora all’uomo , alla sua capacità di ritrovare se stesso, il suo essere semplice, il suo parlare chiaro , e senza secondi fini.

*ANNA SCARNATO,insegnante