di ROCCO PESARINI
Se cercate sulla rete la definizione di senso civico, il primo significato che vi apparirà sarà che con esso “può essere definito come un atteggiamento di fiducia negli altri orientato alla disponibilità a cooperare per il miglioramento della società in cui si vive”.
Se ripetete l’operazione anche per senso di appartenenza troverete la seguente definizione “Non è sufficiente far parte di un gruppo sociale, oppure vivere in un determinato paese per sentirsi appartenenti ad esso. L’appartenenza è un sentimento, è il senso di inclusione e la percezione del proprio valore personale in tale contesto”.
Se volessi quindi provare ad unire i due termini ora citati, giungendo alla mia personale definizione di quel senso di comunità che vedo sintesi perfetta tra i due, ne verrebbe fuori che esso può grosso modo essere inteso come quel “Sentimento inclusivo e percettivo di un proprio valore personale nell’ambito del luogo o del gruppo sociale in cui si vive, abbinato alla disponibilità e alla volontà di cooperare con coloro che si trovano nella medesima situazione per il miglioramento di quella stessa città, paese o gruppo sociale”.
Applicando questa definizione alla città in cui viviamo ne verrebbe quindi fuori “Sentimento inclusivo e percettivo di un proprio valore personale in quanto potentino, contraddistinto dalla disponibilità e dalla volontà di cooperare con i propri concittadini (potentini) per il miglioramento della città in cui tutti viviamo (Potenza)”
Essendo quindi finalmente giunti a questa conclusione, sovvengono subito con alcune domande….
Esiste a Potenza un reale, effettivo, senso di comunità?
Se si, quanto è sviluppato questo senso di comunità e cosa si può e si deve fare per implementarlo?
Se no, perché e cosa fare per farlo nascere?
Son sicuro che se sottoponessi questo piccolo “questionario” ai miei concittadini, verrebbe fuori una diversità di opinioni e visioni. Ed essendo interessato alla varietà di opinioni, lo farò.
Per ora dico la mia.
In questa città esiste un discreto senso civico, un sottostimato senso di appartenenza e, in sintesi e pertanto, un senso di comunità esiste ma deve essere alimentato, implementato, sviluppato.
E in quest’ottica ho una mia personale ricetta.
La prima cosa da fare sarebbe, in primis, mettere da parte le divisioni in clan rivali o addirittura nemici che una politica partitica, al servizio solo di questa o quella bottega politica, non contrasta ma addirittura, in certi frangenti, cavalca.
Occorrerebbe poi metter da parte quel senso di superiorità che diversi potentini nutrono addirittura per i propri concittadini.
Sarebbe infine utile che un po’ tutti noi iniziassimo a darci da fare in prima persona. Vedo invece ancora troppa apatia, sufficienza, distacco, quasi menefreghismo, il tutto abbinato a un disfattismo sempre presente e a divisioni continuamente alimentate, spesso ad arte.
Chiosando ritengo che questa città inizierà a crescere realmente o tornerà a farlo di pari passo al senso di comunità che riusciremo a creare e sviluppare. Parere ovviamente personale.
