Non è vero che gli affidamenti diretti di lavori o commesse siano ancorati alla piena discrezionalità del committente. Questi deve operare secondo i principii di trasparenza e di correttezza prendendo accorgimenti che garantiscano la corretta scelta del contraente all’insegna dell’interesse pubblico. E’ ad esempio sbagliato individuare due o tre ditte e chiedere loro un miglioramento delle condizioni rendendo note le offerte degli altri. Così come è necessario applicare i principi della rotazione e della non discriminazione. E’ la innovativa sentenza del Tar di basilicata  che praticamente riduce di molto l’ambito di discrezionalità degli amministratori pubblici nell’affidamento diretto. Le conseguenze di questa decisione è che ogni amministrazione deve tenere aggiornato l’albo delle ditte, settore per settore, al fine di assicurare la necessaria rotazione. Un obbligo che molti sottovalutano, a giudicare da certi incarichi dati non si sa come o in virtù di quale criterio. Il caso di un professionista di Bari scelto dal Comune di Potenza per la riscossione della morosità n on passerebbe ad esempio la strettoia dei criteri che il Tar pone: non c’è un albo, ma ci sarebbero decine e decine di professionisti con gli stessi titoli e le stesse capacità. Tra l’altro, secondo alcuni cittadini,stanno arrivando lettere nelle quali si chiede l’intero importo del debito, a prescindere dall’acconto che molti hanno versato. Il che francamente è una cosa che non ha spiegazioni. Ovviamente il principio della rotazione non può realizzarsi senza una tenuta aggiornata degli albi, per cui c’è il pericolo che alla prima occasione il Tar torni a sottolineare l’irregolarità delle procedure.