A mano a mano che la gestione schlein si va declinando nell’agire politico, il Pd, per come lo abbiamo conosciuto, cioè un insieme di entità di provenienza diversa, fuso dalla responsabilità della partecipazione al governo nazionale e a quelli locali , va scomparendo per lasciare spazio ad una sinistra radicale , anch’essa oggetto di mutazione genetica, che in questi ultimi tempi si trova più a suo agio nei salotti televisivi che davanti alle fabbriche o al fianco di chi ha bisogno. Questo soggetto nuovo , uscito da primarie farlocche, nelle quali hanno votato pure coloro che con il Pd non avevano nulla da condividere, oggi appare incapace di dettare le linee di una agenda politica alternativa e si muove nello spazio ristretto di una alleanza- competizione a sinistra col Movimento di Conte. L’impressione è che più che pensare a come conquistare gli elettori, il gruppo della Schlein ,che non è maggioranza nel partito, si sia dato l’obiettivo di chiudere la vecchia “ditta”, così come l’abbiamo conosciuta, liberandosi di tutti quelli che geneticamente non sono iscrivibili nell’elenco dei duri e puri, pur rappresentando legittimamente gran parte di quel venti per cento della quota che l’asfittico mercato elettorale assegna al Pd. L’ostilità verso De Luca, i ponti d’oro a Fioroni, la freddezza verso Emiliano, l’emarginazione di molti esponenti di estrazione cattolica, sono tutti fatti che denotano una voglia di ricominciare in solitudine , con un partito che necessariamente deve ancora dimagrire , per poter essere più attraente verso le nuove generazioni. Detta così, ancorchè velleitartia , potrebbe sembrare la scelta cosciente di una strategia di lungo periodo, che va al di là della stessa legislatura e da capitalizzare via via con l’esaurirsi del vento di destra, così come è stato per il dopo Berlusconi. La dirigenza nuova, dalla Schlein a Speranza, è giovane e può aspettare , ben sapendo che più passa il tempo e più il loro spazio di gestibilità si allarga. Concorre a formare questa impressione, che è forte pur non essendo ancora una convinzione, il fatto che PD e Cinquestelle si muovono come se fossero gli unici attori del centrosinistra. Non si guardano attorno, non dialogano con il centro, non sollecitano la creazione di una terza gamba che potrebbe essere funzionale ad una eventuale coalizione alternativa alla destra. Parlano ed agiscono come se fossero autosufficienti mentre insieme non arrivano neanche al 30 per cento nelle politiche ( dove i cinquestelle hanno ancora voce) e molto meno alle regionali e comunali, come dimostra la figuraccia recente fatta singolarmente da Pd e cinquestelle a livello dei capoluoghi di provincia. E dunque, questa impostazione di linea politica, insieme all’incapacità di aprire un dialogo con le forze minori del centro e della sinistra,, sta facendo crescere il sospetto che il futuro della coalizione si possa semplicisticamente giocare sull’intesa tra Pd e cinquestelle e sul corollario di forze minori ( moderati di centro, renziani, socialisti, verdi) costretto a seguire la processione per mancanza di alternative. Uno scenario che, riportato a mò di esempio, alle cose lucane, potrebbe pressappoco delinearsi così:: Conte ( che andando da solo alle prossime regionali prende due consiglieri mentre andando in coalizione ne prenderebbe solo uno) indicherebbe un presidente scelto nella società civile ma gradito a Speranza e i due che si dividerebbero il bottino con qualche concessione assessorile alle altre forze. Insomma cambiano i protagonisti ma il gioco sarebbe quello classico che il Pd ha imposto per vent’anni. Solo che ,oltre ad essere velleitaria, questa nuova leadership non ha la lucidità per capire cosa gli sta succedendo intorno e che cioè spezzoni importanti di una probabile coalizione, delusi dalla inazione dei due partiti, si stanno organizzando per giocarsi una partita nuova, attrarverso una lenta ma crescente convergenza verso il centro dove solo alcune inimicizie personali stanno ancora ostacolando una aggregazione importante intorno a personaggi della società civile in grado di aprire una nuova ed interessante pagina politica. E queste cose, problemi, convinzioni o suggestioni che siano, animano le discussioni sotto traccia, a Roma come a Potenza o Matera, al punto che non è difficile immaginare che presto, all’interno del Pd, in molti presenteranno il conto per questa strategia diretta a perdere all’insegna del meno siamo meglio stiamo. rocco rosa
IL TORPORE DEL PD ANNUNCIA SCONFITTA
