Raramente mi è capitato che un libro, frutto di una raccolta di articoli dell’autore , sia così organico e coerente intorno ad una tesi. Con Gerardo Lisco e l’appena uscito “Democrazia sospesa”, la prima cosa che colpisce è proprio la presenza di questo filo conduttore che aiuta il lettore a leggere un volume come fosse un unico solo articolo, brillante nell’analisi , lucido nel racconto di quello che è avvenuto, e attento nell’indicare gli effetti di una esperienza politica che rischiano di ripetersi e anzi , per qualche verso, si stanno ripetendo anche oggi. Lisco, che è un analista politico di grande spessore, descrive in maniera impietosa la crisi della sinistra, vittima di vari tradimenti da parte dei suoi dirigenti e in primis dei maggiorenti del Pd che hanno piano piano spostato il partito verso la difesa delle classi agiate, nell’accettazione acritica del globalismo e del liberismo condito da una svolta verso il privato che si è tradotta soltanto nella cessione delle ricchezze nelle mani di pochi, a iniziare dalle concessioni. La tesi di Lisco è fulminante nella sua verità: con un Pd cartello elettorale al centro dello schieramento politico, con una nuova maschera liberale e una sinistra ridotta ad un pulviscolo di sigle che, tutte assieme, non arrivano a contare le dita di una mano, quello che ipocritamente veniva ancora definito il campo dei riformatori, è stato in realtà il terreno della conservazione che ha consentito all’Italia di allinearsi sulle indicazioni della tecnocrazia europea accettando non solo i diktat economici ma anche , e qui è la tesi, la riduzione delle libertà di un popolo. E questa trasformazione della natura stessa di un partito di sinistra al punto da diventare una destra moderata e conciliante ha fatto da culla al grande tradimento verificatosi nel triennio 2012/2014, periodo nel quale le grandi , e oscure, manovre di Napolitano hanno consentito l’avvento di Monti e l’attuazione anche in Italia di quella grande austerità che ha arricchito I ricchi ed impoverito I poveri con lo smantellamento delle misure di riduzione delle diseguaglianze, il trasferimento di ricchezza in mano ai privati, e lo spaventoso allargamento della forbice tra Nord e Sud. Così che, in nome di una necessità, ma, sopratutto, nella cinica logica di riappropriazione del potere anche sulle macerie di uno Stato ridotto alla fame , si è consumato, per l’autore, il suicidio della sinistra, percepita nell’opinione pubblica come l’ ideologia a difesa delle classi sociali alte, interprete della conservazione,simbolicamente rappresentata dai consensi che il partito ancora prende ai Parioli di Roma. Da questo errore iniziale , che Lisco , di sangue puro socialista, chiama ,senza eufemismi, “ tradimento”, è scaturita la reazione populista di diverse matrici, prima quella renziana, che ha fatto la rivoluzione a parole riuscendo a portare a casa il 40 per cento alle europee, e poi, sempre più agguerrita e decisa, quella dei cinque stelle il cui rifiuto a dialogare con Bersani , per una esperienza di governo assieme, è stato il sigillo al funerale della sinistra. Il libro di Gerardo Lisco, si articola in quattro grandi argomenti di discussione: a) l’avvento della tecnocrazia iniziata ben prima della caduta di Berlusconi, con la firma del fiscal compact e l’accettazione del Mes,che comportavano per il Governo italiano una serie di obblighi in termini di contenimento della spesa pubblica, di riduzione del deficit e del debito pubblico, di riforme strutturali; b) il semipresidenzialismo, come male necessario , interpretato da Giorgio Napolitano, che di fatto diede vita a quella fase di “Democrazia Sospesa”, al centro del libro di Lisco e che senza mezzi termini viene da lui definito il commissariamento del Paese; 3) la nascita dei populismi ,come reazione ad una offerta politica sostanzialmente omologata tra centrodestra e centrosinistra al punto-dice Lisco- che le differenze si sono annullate, sono scomparse. Sia la destra che la sinistra hanno finito con l’intendere ad esempio le riforme come strumento tecnico finalizzato ad organizzare, o meglio a disorganizzare, il sistema in funzione del mercato, unico e solo metro di misura. Corollario a questo ragionamento in chiave nazionale ed europea ci sono poi articoli a commento dell’evoluzione dello scenario politico in Basilicata, con personaggi sempre pronti a saltare sul carro del vincitore, dediti a trovare anche nella debacle che approssimava una via personale di salvezza. Altro che modello Basilicata! E dunque, per chi ama la politica, questo libro di Gerardo Lisco è tra quelli che perentoriamente entrano di diritto nelle librerie. Materiale storico, ben raccontato e venato da un sentimento di delusione per un ideale che è stato massacrato dalla bramosia, dal carrierismo e dal’attaccamento smodato al potere.
IN LIBRERIA : Gerardo Lisco “Democrazia Sospesa“. Ed.Aracne ,2021 prefazione di Rocco Giurato