Come Alessandro Bergonzoni io sono per la chirurgia etica: “Bisogna rifarsi il senno” in special modo in questo ultimo decennio. Da pensionato, libero e indipendente, gestisco la mia giornata con una certa versatilità. Mi dedico alla scrittura, seguo i social e interagisco con altri blogger, collaboro soprattutto con “Talenti Lucani” seguendo l’esempio dei miei modelli di riferimento. Mi ritrovo con gli amici a dibattere …scherzando, ma, con intenti seri, come questo articolo che alterna momenti di gravità e di seria attenzione dovuti alle terrificanti problematiche mondiali con momenti di spensieratezza, scherzo e ironia. A tal proposito è bello immergersi negli amarcord…e raccogliere il frutto ancora “acerbo” della bella prefazione del già Direttore Donato Pace del quotidiano “La Nuova del Sud” o della bella e intrigante presentazione dell’esperto di “Economia della Cultura”, il regista teatrale Mariano Paturzo, a seguito della pubblicazione del Volume: “Sociologo di Strada” Edizioni IL SEGNO – 2019. Era la mia quinta “fatica letteraria” riproposta in senso “arboriano” alla “Quelli della Notte” , senza particolari “fini” …di carriera giornalistica. Se me lo consentite, cari amici, erano solo Illusioni giovanili coltivate nella piena “maturità”. Illusioni che si schiantavano contro la saggezza dell’età adulta, senza mai perdere né la propria genuinità, né la propria essenza, per dirla, alla Donato Pace. Continuava Mariano Paturzo…”Sono voci di un cantastorie provocatorio che scandiscono il racconto di una vita, sua quanto di altri, con la voglia di navigare malgrado il mare continuamente agitato dei disastrosi tempi odierni nei suoi appunti di “Sociologo di strada” con giudizi ironici e taglienti, ruvide condanne e fiduciose ripartenze di pietà e rigore”. E’ stata per me una stupenda esperienza giornalistica vissuta con una “Rubrica” settimanale dedicata agli accadimenti avvenuti in Basilicata nel corso del biennio 2018 e 2019. Vi chiedo scusa se ho citato la “mia” Rubrica e la “mia” quinta fatica letteraria…senza alcun tornaconto personale, (i miei libri non sono in vendita) . La mia vita ordinaria di pensionato, come già richiamato sopra, la vivo con sana ironia , con un po’ di ansia per i figli lontani (dal Bhutan in Asia al Nord Europa)e si ciba solo di quartieri popolari e di locali, poco snob, e, soprattutto, coltiva la meravigliosa ricchezza degli splendidi “rapporti sociali”, mai domi, da cinquant’anni.. Una ricchezza di rapporti capace di cogliere gli aspetti più spassosi e più grotteschi della realtà sociale e politica potentina con attente letture, approfondite discussioni e con i tanti “sberleffi” giocati al “calembour”. Sono partito tanto tempo fa dall’ambiguità di certi “radical chic”, alla Capalbio, quelli che si infervoravano contro i leghisti, definiti xenofobi, razzisti e fascisti per le loro crociate contro i migranti da un lato e dall’altro premevano sul sindaco Pd della cittadina toscana, per far allontanare una cinquantina di africani, richiedenti asilo, ospiti di un albergo nelle vicinanze dei loro raffinati “lidi esclusivi”. Come dire, siamo per l’accoglienza, ma, a tanti, tanti chilometri di distanza dalle nostre lussuose ville. Un po’ quello che avviene da sempre nella nostra amata Basilicata. Condividiamo l’accoglienza a condizione che le “distanze” siano ben “rimarcate”. I miei articoli più esilaranti erano incentrati esclusivamente sugli aneddoti del periodo fascista e del vissuto quotidiano dei nostri amati concittadini, tra cantine e piazza, tra botteghe e vicoli. Il calembour più richiesto era il gioco delle consonanti che provocava ilarità nei normali cittadini potentini e imbarazzo e irritazione nei salotti snob. Per esempio se togliessimo la zeta a zanna diventerebbe Anna, se aggiungiamo la zeta a Luca diventerebbe…Lucaz. Se aggiungiamo la “esse” a ventura diventerebbe sventura , se togliessimo la “esse” a spalle diventerebbero palle. Tanti anni fa, negli anni settanta, quando le redazioni dei giornali non si prestavano molto alla puntuale correzione delle bozze era difficile e complicato prendere in giro un cardinale o un mammasantissima delle politica e della grande impresa. Qualche volta succedeva. Non avrei mai voluto essere nei panni del direttore che aveva tralasciato e sorvolato su un errore grossolano con tutte le conseguenze gravi del caso. Mi riferisco al Cardinale Ursi, ex Arcivescovo di Acerenza e Napoli che nell’omelia rivolta al neo Vescovo di Melfi Mons. Armando Franco aveva espresso questo profondo concetto: “Sta ai pastori della Chiesa e ai padri spirituali portare sulle spalle il Vangelo di Cristo”. Potete immaginare il refuso della Gazzetta del Mezzogiorno dell’epoca e l’omissione totale della esse…da spalle a “palle”. Molti anticlericali del tempo fecero a gara nel commentare tale improvvida dichiarazione del Cardinale. Una sacrosanta verità, a loro dire, dopo duemila anni di cristianesimo. L’informazione in Basilicata e in Italia dopo questo divertente episodio ha subito tante “lavande gastriche”. Siamo tristemente collocati al 49°posto della classifica mondiale per “libertà di stampa”. Un dato raccapricciante che si commenta da solo. Colossi dell’impresa e del mondo finanziario foraggiano le grandi testate e i grandi network da veri padroni. E’ difficile ritrovare un gruppo editoriale sano e libero. Tranne qualche mosca bianca manca da decenni la vera obiettività e il terzismo, quest’ultimo visto come attitudine a sostenere posizioni libere, autonome e indipendenti . Tante testate sono diventate stucchevoli. Mai fatta una critica seria alle leggi sul “precariato strutturale” dai Pacchetti Treu al Jobs Act, nonostante i referendum flop della CGIL. Mai parlato dei licenziati cinquantenni e delle migliaia di giovani laureati del Sud che vanno a fare i camerieri a Londra. Tanti proclami, tante proposte, poche realizzazioni concrete. Forse è meglio puntare sulle nostre piccole realtà editoriali. Realtà editoriali pronte a carpire qualsiasi fenomeno giovanile ad effetto moltiplicatore. Sono piccoli “esempi editoriali” che devono essere moltiplicati . Non mi dilungo ulteriormente perché spero che questa provocazione sortisca gli effetti sperati e apra finalmente quei portoni “blindati” della stampa lucana. I poveri “giornalisti collaboratori” sfruttati all’inverosimile ne sono la disarmante conferma. I Giovani professionalizzati lucani devono essere coinvolti e partecipare alla realizzazione dei mega progetti finalizzati all’occupazione concreta e stabile, non alla fuffa dell’occupabilità . Un esempio concreto e corretto è stato il mega evento tenuto nel lontano ottobre 2017 dall’AGIA( Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) e dai Forum Nazionale e Regionale dei Giovani nel Palazzo Ducale di Tricarico sul “Quarantennale di Borgata Taccone (1977/2017)” sul proficuo dibattito e sulla costruttiva discussione svolta sulla positiva Misura del DEF ”Resto al Sud”, in prima nazionale. L’Agia e i Forum nazionale e regionale dei Giovani sono partiti da due testimonianze dirette, quella del sottoscritto(Borgata Taccone: “Una sfida alla Rassegnazione”) e l’altra del Senatore Ziccardi (“La Politica come impegno collettivo”). Mai si erano visti in quel “Villaggio della Riforma” migliaia e migliaia di giovani imprenditori agricoli rivenienti da tutta l’Italia. Fu un raduno di grande “slancio” giovanile che ha prodotto risultati estremamente positivi come il varo della famosa “legge Anselmi” per i giovani, la n. 285/77. Una legge organica che ha prodotto migliaia di giovani occupati tra Cooperazione e PP. AA. Ritorna l’Anselmi , la mia “icona politica”, sempre più “oscurata” dai mass media. E’ stato un piccolo e unico esempio virtuoso vissuto con quel mix tra “stampa, organizzazioni giovanili e istituzioni”. Realizzare progetti concreti finalizzati all’occupazione giovanile e stabile anche nelle aree dell’osso e della marginalità è un serio obiettivo non l’odierna e fumosa “occupabilità”, tanto amata solo dagli “avventurieri” e dagli affaristi, senza scrupoli . Libera informazione, libero pensiero e piccola sana imprenditoria sono il cocktail giusto per il prossimo futuro delle nuove generazioni professionalizzate lucane.