Se la poteva pure risparmiare il Presidente Bardi questa santificazione degli imprenditori lucani. Chiamarli eroi è tutto fuorchè la verità . Ha voluto emulare Berlusconi, senza sapere che il Cavaliere quando chiama eroi i suoi colleghi sa di prenderli per il culo e si diverte pure. Ma qui , in Basilicata, quella parola è stonata. La maggior parte degli imprenditori  più che combattere in prima linea con le armi dell’ingegno, dell’intrapresa, del rischio, sta nei corridoi del comando politico, nei depositi delle munizioni pubbliche, nelle salmerie o nei carriaggi a rimorchio di guerre combattute da altri. Non voglio fare di tutt’erba un fascio, e chi si è fatto da solo o è stato capace di uscire dal reticolo di sovvenzionamento pubblico sa che può leggere queste righe a testa alta, ma la grande sconfitta di questa regione sta proprio  nella sostanziale  diserzione di questa parte dell’economia che si è attaccata al rubinetto pubblico senza lasciare una goccia agli altri, prendendo tanto e lasciando briciole occupazionali e capannoni vuoti.  Una imprenditoria che ha privatizzato le ricchezze e pubblicizzato le perdite , con doppio danno per le casse pubbliche che prima ha dato e poi ha dovuto metterci dell’altro per risanare. Si vede che il presidente Bardi non conosce la realtà lucana . Qui l’industria è presente e contrariamente a quanto si crede è il settore più importante dell’economia regionale, con 37mila occupati. Ma è ancora una industria che parla settentrionale, con l’accento piemontese di Sata e Ferrero, quello emiliano della Barilla, quello milanese dell’Eni e parigino della Total, oppure è una industria che parla barese, con i salotti di Santeramo. Solo che, mentre in Puglia la tradizionale imprenditoria locale, che si era fatta grande con l’edilizia, ha saputo rimboccarsi le maniche e inventarsi nuovi business nel turismo, nei servizi, in Basilicata  i loro colleghi hanno vivacchiato sulle pale eoliche, sui rifiuti e sulle pulizie, sui parcheggi. E sempre agendo con le spalle coperte da soldi che erano pubblici  e che sono andati ad inceneritori, impiantini vari o operazioni immobiliari di trasformazione  di volumi pubblici in spazi privati. Di questi “generali” si salvano pochissime persone che hanno saputo girare per l’Italia e trovare agganci per operazioni industriali che oltrepassano i confini regionali. Sul territorio lucano, e lo sappia il Governatore, chi fa il suo dovere di soldato sono gli artigiani, le piccolissime imprese, che sanno lavorare di mani e non di lingua. E a questi non vanno neanche le baionette per i fucili. Rocco Rosa