ROCCO ROSA

In due anni, 21 bandi emanati. Mai come in questa stagione l’agricoltura lucana ha visto una così forte capacità di spesa. Adesso arrivano sette bandi, la maggior parte dei quali vanno ad incidere sul punto nevralgico dell’intero settore, quello di valorizzare il prodotto attraverso la sua trasformazione in loco, con attività che passano dall’agricoltura alla piccola industria, all’artigianato. La filiera della trasformazione del prodotto è una esigenza che finalmente viene avvertita dagli stessi imprenditori agricoli, ed è segno di quella modernità introdotta dall’avvio dei giovani che vanno con lo sguardo oltre il trattore e immaginano un prodotto raccolto in un prodotto pronto al consumo.  Il miglior antidoto alla vessazione dei  grossisti e della distribuzione più o meno lecita, è che finalmente queste persone possono dire “ no grazie, non vendo la materia prima, vendo il prodotto finito”. Naturalmente ci vorrà del tempo per vedere questa realtà, ma la semina di una nuova imprenditoria si sta facendo e proprio il settore che doveva lasciare il passo all’industria e al turismo, si sta riprendendo la prima posizione , facendo  tutt’e tre le cose. Un plauso a questa politica agricola che ha saputo raccogliere il meglio  del passato e cioè di redigere il PSR in piena collaborazione con le organizzazioni datoriali e le associazioni di settore, a cominciare da Coldiretti e Cia che sono le più grandi. La differenza è che nel passato , oltre a cercare la partecipazione non formale, si è cercato l’unità reale delle associazioni, ognuno con pari dignità e pari diritto. Qui , almeno stando alle polemiche dei giorni scorsi (che non possono essere liquidate facendo spallucce), tutti sono stati chiamati a progettare ed a proporre e  non tutti si ritrovano ad avere le stesse chance nella gestione dei progetti. E’ inadeguatezza alla progettazione o c’è dell’altro?. Sappiamo solo che in altri tempi , per un esame oggettivo delle proposte progettuali , si era creata una netta divisione tra istruttoria di prima istanza ed esame dei ricorsi, evitando , da un lato che le graduatorie finissero con diventare materia da TAR, con rischi per l’intero investimento del bando, dall’altro, che chi avesse da reclamare sul giudizio non si trovasse di fronte alla stessa persona che quel giudizio aveva già espresso. Persone diverse, di provenienza diversa, con professionalità specifiche. Rendere oggettivo e trasparente questo passsaggio in cui chi esamina sa di avere sulla testa una giuria che controlla l’intera operazione, è un accorgimento utile.

LUCA BRAIA, ASSESSORE ALLE POLITICHE AGRICOLE DELLA BASILICATA

Una buona politica vorrebbe che non ci fossero figli e figliastri, interessi nascosti o privilegi elettoralistici, ma una sfida ad ognuno a dare il meglio di sé. Tanto più quando le cose si fanno e l’economia si muove.  L’accanimento contro qualche persona o associazione che ha il torto di pensarla in maniera politica differente non è giustificabile, soprattutto quando va oltre una certa misura. E non è neanche politicamente intelligente perché rischia di buttare un velo di scarsa trasparenza e di scarsa legittimità in una grande operazione di rinnovamento dell’agricoltura, dove il seme da buttare non può trovare confini o recinti aziendali o associativi.  C’è una propensione di alcuni politici  a pensare che il potere sia la capacità di fare tutto quello che uno vuole, anche con il condimento dell’arroganza e della protervia. Questa mentalità di chi si crede di essere sempre nella ragione anche quando ha torto, è il vero tallone d’Achille di alcune figure emergenti.  Coinvolgimento sempre, unità da ricercare a tutti i costi, meritocrazia da rispettare. Ecco, assessore, le cambi le tre parole d’ordine di questa seconda fase dell’agricoltura lucana. Sopratutto perchè lei è un imprenditore, ed è più esposto di altri sul versante della trasparenza.