ANNA MARIA SCARNATO

I cinque anni della governance regionale a “cura” del centrodestra, e scusate se cura potrebbe anche essere un errore semantico, non sembravano passare mai, dato l’immobilismo dei primi tre anni durante i quali nulla si è visto se non proclami ed esercitazioni e prove di reggenza di un carrozzone che diveniva sempre più scassato e bisognoso di riparazione. L’operato, si ricordi, è consistito in nomine di “specialisti” degli apparati amministrativi che si sono susseguiti, succeduti e distinti non per il merito ma solo per scelta strettamente fiduciaria da parte di Bardi. E se non fossero arrivati i fondi del PNRR portati a casa da Conte, strappati alle risorse dell’Unione europea, in Basilicata, a questa morente terra nemmeno un sorso d’acqua sarebbe stato possibile distribuire, acqua pubblicizzata mendacemente gratuita e che, grazie al governo regionale, dipendente da Roma, “Roma ladrona” così chiamata in altri tempi dalla Lega che voleva governarla incitando alla guerra santa, ora ha altri padroni, i secessionisti divenuti patrioti. Eppur si sono presi meriti da benefattori, eppure ancora si vuol convincere il popolo di aver fatto bene, di voler continuare sulla stessa strada con gli stessi amici e con altri “opportunisti” raccolti strada facendo. In attesa di andare al voto, tanti pensieri dovrebbero tentare gli elettori. Pensare a quando si è stati costretti a pagare visite ed esami specialistici perché il sistema sanitario malridotto ha fatto collocare la regione tra le ultime tre in Italia per l’inefficace sistema di rete, per la cura oncologica dei suoi abitanti, costretti a salire al centronord. Il “turismo” all’inverso, diremmo poiché non si va a godere le bellezze dei diversi paesaggi e città, quanto a conoscere l’organizzazione e la presa in carica dei bisognosi di cure, loro malgrado, costretti a riconoscere le differenze sostanziali tra i sistemi sanitari italiani. In procinto di elezioni non si dimentichi che Bardi, mentre agricoltori, operai e maestranze di Stellantis, studenti, operatori turistici sospesi e nella condizione del “mulo” tra i due suoni, fiaba per bambini che ben traduce lo stato d’animo degli stessi operatori confusi tra la direttiva europea, l’indicazione nazionale e la volontà regionale che tirava a prorogare senza affrontare i problemi, preferiva recarsi alla capitale per accordarsi sulla sua candidatura. A Bardi è bastato “guardar le stelle” dall’ osservatorio cosmico del planetario di Anzi (PZ) per affermare che tutto procedeva bene, l’occupazione, lo sviluppo del turismo attraverso il settore scientifico lucano in grado di catturare la visione non di 5 ma di circa 45.000 stelle con telescopi fantastici. Se ciò fa onore ai nostri scienziati, è solo merito della loro applicazione e dello studio continuo. Se ciò potrà attirare i turisti lo si auspica se non altro per poter sognare ammirando il cielo sopra il piccolo paese, immemori che sotto i piedi c’è una terra sfruttata nelle risorse energetiche e che il carburante in Basilicata costa alle colonnine molto di più che nella vicina Puglia o  nel Lazio. Guardare le stelle sarà un’attrazione turistica, ma lo sguardo al cielo non tranquillizza la popolazione che sul capo sente il peso di una possibile decisione di vedere collocare le scorie nel sottosuolo di questa bellissima terra, di questo territorio i cui governanti, distraendosi a “guardare le stelle” da turisti in Lucania, con la testa in aria, hanno perso di vista il valore della natura sempre più deturpata. “Che ne sanno di un campo di grano”, del lavoro del contadino che “SFIDA IL TEMPO E SFIDA IL VENTO…… Non si dimentichi, ancora, che il consenso all’autonomia differenziata, tanto cara a Calderoli, è stata accolta, senza proferire parola, dalla Regione Basilicata, che non ha rotto il silenzio neanche per consolare Metaponto e Maratea, candidate alla nomina di Capitale italiana per il 2026, dopo soldi spesi per collaborazioni e servizi e vedersi tagliate fuori. Bardi si è accontentato della promessa che Maratea capitalizzerà il suo valore in seguito. L’Aquila è città storica e saprà promuovere mettendo in mostra la sua identità, i suoi capolavori. Ugualmente fa interrogare: se non ci fosse stato un governo di destra in Abruzzo come a Roma, sarebbe andata così? Può sembrare una concessione all’ Abruzzo per gratitudine elettorale, avendo fatto vincere il centrodestra? Il silenzio di Bardi è d’obbligo, ma può dire tanto. La cultura della Magna Grecia (Bernalda e Metaponto) e quella di Maratea, Perla del Tirreno, devono vedersi differire nel tempo una nomina che avrebbe oggi potuto determinare un interesse turistico maggiore e un incremento dell’economia per tutta la Basilicata. In prossimità delle consultazioni elettorali di Aprile, si potrà dimenticare come si sono combattuti su sponde diverse, e spesso con acredine, nel consiglio regionale uscente, maggioranza ed opposizione, alcuni dei quali adesso scelgono di presentarsi nella stessa coalizione con Bardi Presidente? Liberi questi soggetti di fare scelte diverse e liberi i cittadini che li riterranno non meritevoli di essere votati poiché hanno rinnegato la storia socialista dei Padri di famiglia. Liberi quelli che sono stati eletti nelle liste di centrosinistra e accanto al simbolo del PD e adesso, con metafore di dubbio gusto dal sapore patetico che non convince, preferiscono saltare sul carro più popolato, accomodandosi senza guardare indietro, in nome di un futuro che “promette” bene per loro. Liberi di prendere le distanze da costoro, da chi con veemenza vorrebbe prendere a calci gli avversari che odia, liberi gli elettori di non rivedersi in essi Quale valore dare alla politica che abbiamo visto governare, quale agli uomini che adesso hanno trovato l’accordo fumando il calumet della pace, “scimmiottando” gli indiani, poiché stabiliscono come loro alleanze ma il fumo che avvolge le loro “pipe” non sancisce la  sacralità e l’inviolabilità del patto. Considerati i precedenti comportamenti, quale programma adesso li tiene uniti? Chi tradisce un patto una volta, tradirà sempre. Conte ha sbagliato a condizionare le alleanze in Basilicata, come ha sbagliato Speranza a sponsorizzare anzitempo un esponente del Civismo, e la Schlein a usare due pesi due misure in Piemonte e in Basilicata. Ma è tempo di scegliere analizzando ciò che ci è mancato come popolazione, ciò che serve al nostro popolo e scegliere chi è più vicino al nostro sentire, alla nostra provenienza sociale, all’etica dei nostri Padri e alle loro idee antifasciste che hanno dato vita alla Costituzione. Scegliamo l’inclusione e il rispetto delle diversità, scegliamo l’umiltà come abito che non nasconde sorprese, scegliamo chi accoglie i cittadini, scegliamo chi ha un sorriso sincero e ci dice che per noi non ha un posto, un incarico se gli diamo il voto. Poiché è sincero. Le Istituzioni creano opportunità di lavoro per tutti. Non sono Centri per l’impiego. Ma si sa che molti politici sono cattivi maestri. Portano i loro pacchetti di voti da una parte all’altra, i voti “gitani”, stravolgendo le discendenze ideologiche e di “sangue”. E i voti del popolo sono merce di scambio? Se solo ci soffermassimo a pensare, a nessuno di tale specie perdoneremmo il tentativo di fare la vittima, marchiando di razzismo gli altri. Questi soggetti devono ora guardarsi intorno, invece, e scoprire dove si trovano, se la poltrona dove potranno sedersi a bere il calice della vittoria vale più della fiducia e dell’amore di un popolo che ora potrebbero perdere, vale più dell’umiliazione di un territorio che dal governo uscente ha subito il torto di una demarcazione di confini non solo cartografici ma umani. Ma in petto non batte loro un cuore lucano? Altro è l’orgoglio del nostro popolo, altro è l’orgoglio lucano. Differentemente chiamasi tradimento.