Ci voleva uno sforzo organizzativo dei Sindacati per montare finalmente una protesta di piazza contro l’insipienza del Governo regionale . Che non riguarda solo la sanità ma che nella sanità trova il suo punto più basso di capacità a governare. Praticamente sono tre anni e mezzo che il settore è abbandonato, prima con la pandemia che ha fatto mettere nel dimenticatoio tutti i grossi problemi da affrontare, assegnando ai decisori regionali il solo compito di affrontare l’emergenza, poi con l’incredibile fermo di un’attività istituzionale bloccata da dissidi interni, revisione di equilibri, perdite di tempo per acchiappare ora l’uno ora l’altro , continui ricorsi a Roma per cercare una solidarietà che non c’era. Così la protesta sulla sanità è diventata la prima vera forma di rivolta democratica contro un governo che non agisce, non costruisce e che butta la palla fuori campo per prendere tempo. E tutto questo in un momento in cui sta passando un autobus che non si può perdere, quali sono gli stimoli finanziari europei, che non fa sconti a nessuno e non si ferma per far salire i ritardatari. Il senso politico di questa manifestazione, che neanche la pioggia battente è riuscita a scalfire, è che i sindacati hanno dato voce in prima persona alla gente di Basilicata, sostituendosi ad una opposizione politica che è divisa e sterile, mortificata da tattiche personali, fughe in avanti e l’accettazione di una sostanziale impotenza a cambiare le cose. In questo senso la manifestazione ha dato il segnale della sveglia generale. Continuare così è un atto di suicidio politico che la comunità regionale non può certo giustificare. Di fronte alla vacuità di una politica di governo regionale, che può inanellare un solo risultato riguardante il miglioramento sostanziale degli accordi con le compagnie petrolifere, c’è bisogno di mettere il sale sulla coda dei governanti, obbligandoli non dico a recuperare quello che non si è fatto ma almeno a non allungare la lista delle inadempienze. Basta il solo dato della sanità per capire che negli ultimi anni la spesa per l’emigrazione sanitaria si è enormemente allargata, che nella fascia pediatrica l’emigrazione lucana è tra le più alte in Italia, che la penuria di medici penalizza doppiamente una regione orograficamente difficile e con sedi non appetibili, che un piano sanitario giace da tre anni senza che alcuno lo abbia tolto dalla polvere, che la sanità territoriale, drammaticamente risultata scoperta durante la pandemia, non ha visto una sola azione riparatrice. E tutto questo con un Consiglio regionale che ha il primato italiano di sedute deserte, con una drammatica penuria di personale dirigenziale nei Dipartimenti, con un continuo accantonamenti di problemi strutturali in nome di una quotidianità che essa stessa è diventata emergenza. E che questa manifestazione abbia coperto il vuoto creato da opposizioni altrettanto insipienti è dimostrata dalla conemporanea esplosione del civismo , con iniziative costanti sul territorio, con un dibattito forte sui social , e con una chiara scelta di scendere in campo da parte di chi fino ad ora si era limitato alla delega della rappresentanza politica. La delusione per questa legislatura è qualcosa che non si può colmare, se non con la discesa in campo di un nuovo protagonismo dei territori. E’ ora che i Sindaci facciano squadra, indossando la maglietta della Basilicata al posto di quella del partito. Rocco Rosa
IN PIAZZA PER DIRE BASTA ALL’INSIPIENZA DELLA POLITICA
