In questi crepuscoli di luglio
In questi crepuscoli di luglio
tra giovani vitigni e i vecchi alberi accesi
si svelano strade piene dal salutare trambusto
tralci e occhietti urtano ancora le urla palesi
e le luci accecano le ombre
perse delle notti di novembre
tranquilla è la movida, dà culla alle coltrici
che s’ incontra tra proletari e danzatrici
la piazza si fa ricca come formiche in corteccia
sembrano svelare anime strette in bisaccia
il fruscio è un gradito desiderio di amarsi
il canto triste ci chiede di non incagliarsi
Ripacandida, è un soldato amaro
stinto d’inchiostro al calamaro
tra le case l’ abbandono dà il senso
di quel che penso
dà il peso d’ infedeltà insostenibile
chi và, chi torna, chi becca nel cortile
i tanti stormi che invecchiano la pelle
s’infondono leggere e confondono le ascelle
con voi, benevoli intrattengo il mio delirio
scrutato a vista da incanti da martirio
riduco il tempo verso l’angolo d’infinito
contento a volte di essere colpito
dal tenero e indulgente stupore
che incontro negli occhi di chi porge il proprio candore
Ripacandida è un soldato senza gradi
bagnato dal fiato solo erede di figli sbagliati
