NINO CARELLA

Finalmente è di nuovo Materadio. Come un’oasi rinfrescante dopo la sudata stagione estiva – non solo per le temperature equatoriali, ma anche e soprattutto per lo sforzo profuso dalla città per sfamare, riparare e sollazzare orde di vacanzieri – la creatura di Radio3 torna protagonista dei luoghi storici della nostra città.

Per felice intuizione, il filo conduttore di questa edizione è “Radici e Percorsi”, peraltro uno dei temi del Dossier che si è aggiudicato il primo premio al concorso Ecoc.

E così ieri, in un auditorium stracolmo in ogni ordine di posto, Paolo Rumiz (già a Matera un mese fa con la European Spirit of Youth Orchestra) e Gian Luca Favetto (che quest’estate ha raccontato in For.Mat. sulle onde di Radio3, il viaggio lungo l’Appennino da Forlì a Matera) hanno aperto le danze, dando vita a un frizzante dibattito su passato e futuro, sugli appennini come spina dorsale d’Italia, sulla fragilità del territorio e con accenni polemici all’eterno trade-off tra librerie e pizzerie. Molti gli spunti di riflessione; tra tutti Favetto che dichiarando di “amare le fabbriche”, lancia forse inconsapevolmente uno dei grandi temi del 2020: il turismo riempie le piazze, gli alberghi, i ristoranti, ma da solo non può bastare a dare risposte ad un territorio affamato di lavoro.

E a propositi di radici, chiude la giornata lo spettacolo di Elio (senza le Storie Tese) che racconta il catanese Vincenzo Bellini, interpretandolo personalmente. La dissacrazione della sacra lirica, come forse solo a Elio è permesso e perdonato, ha riempito Piazza San Giovanni, la piazza della proclamazione a Capitale Europea della Cultura (a questo proposito, da segnalare la gaffe del sito della Zecca dello Stato che, raccontando della moneta speciale dedicata a Matera, l’ha definita Capitale MONDIALE della cultura: segno che agli addetti stampa la nostra città ultimamente non dice molto bene). In centinaia, anche giovani, si sono potuti avvinare a un mondo ormai lontano, ridotto a nicchia e appuntamenti d’elite. Certo, pensando a radici e percorsi, qualcuno poteva finire per pensare che se le radici della musica italiana sono Bellini, Doninzetti e Verdi, qualcosa deve essere andato storto da qualche parte lungo il percorso. Ma Elio è autoironico a sufficienza da averlo certamente messo in conto, se ha aperto lo spettacolo citando le pene del pene di “John Holmes”, suo vecchio cavallo di battaglia.

E per concludere un dato: in un tiepido venerdì lavorativo di fine settembre, a scuole ormai abbondantemente aperte, Materadio ha fatto registrare il 93% di occupazione delle strutture ricettive della città (dato Booking.com): praticamente come Ferragosto.

Per dire che la tanto sospirata destagionalizzazione non può che passare dalla cultura, e dall’intelligente programmazione di eventi di qualità.

Il “Comunissimo” di Matera è avvisato, anche se dovrebbe già saperlo…