NICOLA BUX

Tutto lasciava immaginare che il sogno, raggiunto con la partecipazione ad alto livello nel basket nazionale, sarebbe continuato a lungo, che Potenza si sarebbe definitivamente affermata fra le città più importanti del mezzogiorno, che saremmo entrati gradualmente nel necessario e imprescindibile semi professionismo.

Tuttavia, come accade a volte nella vita, e nello sport, arriva l’imponderabile, ciò che non ti aspetti,  che diventa ancora più pericoloso, quando non si è preparati ad affrontare emergenze

Invicta 1981-82 retrocess C2 Bux,Palù,Volta,Laurenzana,Landi, Molfese, De Rosa, Sabia, Ginefra, Luisi,Bilotti,Procaccio, Saponara

e criticità: mi riferisco al tragico terremoto del 23 novembre 1980 e a tutto quello ne sarebbe seguito per molti mesi e per lunghi anni.

Per la “Pallacanestro Invicta” e per tutta la “Libertas” appariva come un colpo grave, quasi letale, destinato a lasciare segni irrecuperabili, perché da quella stessa stagione 80/81, le cose diventavano sempre più difficili e complicate.

Non solo occorreva reggere il confronto con squadre avversarie, favorite dal dilagante professionismo, ma occorreva anche accettare e condividere l’affanno dei nostri cestisti alle prese con studi universitari e spostamenti difficili, divenuti quasi impossibili per gli allenamenti e le partite, dopo l’evento sismico che aveva danneggiato in maniera grave il CONI di Montereale.

Senza allenamenti, costretti ad affrontare le gare casalinghe sui campi di Sarno o di Matera, mancanza assoluta dei nostri tifosi, il Presidente Sabia  registrava con angoscia anche il conseguente clima delle difficoltà economiche di una città in ginocchio, affranta in numerosi problemi sociali e strutturali, preoccupata del proprio futuro in tutti i settori.

Tuttavia, l’Invicta ritrovava gradualmente la fiducia, l’entusiasmo e la voglia di non mollare, sostenuta da una nuova importante sponsorizzazione: la Gabbioni Padula e, l’ingresso nello staff dirigenziale di nuovi dirigenti, Salvatore Cerverizzo, Walter Laureanzana e Carmine Ferri, bravi ad allargare nuovi rapporti e conoscenze di natura finanziaria.

Invicta 80-81 salvataggio dopo il terremoto

Nel giugno del 1981, in un terribile spareggio a tre sul campo neutro di Caserta, in soli due giorni e contro due temibili e storiche avversarie (la Libertas Russo Foggia e la Lubroitalia Taranto), la formazione dell’Invicta riusciva a salvarsi, facendo allontanare per un po’, il ricordo del brutto terremoto e rendendo felici uno sparuto e caloroso gruppo di fedeli tifosi, accorsi nel palazzetto, proprio nel momento più utile per sostenere la tanta agognata salvezza.

Era rimasta, quindi, immutata la posizione della squadra nella gerarchia dei valori nei diversi campionati nazionali, ma era cresciuto in particolare il valore del suo più importante cestista: Edmondo Landi corteggiato e ricercato da tante formazioni italiane: Rieti, Porto Sangiorgio, Brindisi, San Severo, e per noi e per Potenza intera era impossibile privarsi di tanto talento in quel momento.

Poi, nell’estate del 1981, la famiglia Padula riconfermava la sponsorizzazione della “Gabbioni”, rendendo possibile anche  l’arrivo, per la prima volta, di  un cestista esterno, Giovanni Palù classe 1961, prelevato da una grande squadra del nord, la Snaidero Udine, rendendo cos’ ancora più importante e utile trattenere ancora Landi.

Il Presidente Sabia e i dirigenti riprendevano a rastrellare risorse finanziarie e a sollecitare l’Amministrazione comunale ad allestire, finalmente, la palestra “La Vista”, in attesa del ripristino del CONI, per assicurare continuità di allenamenti e comodità di spazi ai nostri tifosi.

Nella stagione 1981/82, intanto, la Federazione Italiana Pallacanestro riformulava ancora una volta i gironi, inserendo come annata di transizione, quello unico, di lontanissima memoria, al solo fine di introdurre, oltre alle serie A1 e A2, anche le nuove serie B1 e B2 nazionali.

Questa formula si sarebbe rivelata dannosa perché l’Invicta Potenza, la quale era costretta a dover fare, subito, risultati positivi, nonostante le tante difficoltà organizzative, ancora presenti nella società e nelle strutture di gioco, senza contare sui tempi più lunghi delle “Poule” di fine stagione.

. Invicta 1982-83 (retrocessione in D) allenatore Bux De Rosa, De Marca,Luisi, Orologi, Pisani, Coviello,Losardo, Bilotti, Gilio,Ginefra)

Con ben 13 formazioni ai nastri di partenza, la “Gabbioni Padula Invicta” si sfilava dalle posizioni migliori di classifica, fin da subito, non riuscendo a reggere alle difficoltà delle trasferte e al confronto con formazioni del lontano Lazio: Forza Armate Roma, Palestrina, Vis Nova Roma, Montesacro Roma , Minervini Rieti, Sam Roma.

Gli esiti finali furono disastrosi, con 3 sole vittorie in casa e 19 sconfitte di cui 8 fra le mura amiche arrivava inevitabilmente la retrocessione in serie C2 , insieme al Cus Bari e al Minervini Rieti.

Il miracolo della salvezza nella stagione precedente era apparso subito difficile e, per la prima volta, alcuni elementi della squadra accusavano una naturale flessione di rendimento, dopo anni ed anni di forte impegno, ma anche per cause come il completamento degli studi universitari e l’inserimento nel mondo del lavoro.

La retrocessione aveva creato delusione e sconcerto in tutto l’ambiente e a tutti i livelli.

Nell’estate del 1982 prima dell’inizio del nuovo campionato di serie C2, convinti che sarebbe stato impossibile riprendersi sul piano della immediata prospettiva di una risalita, veniva assunta anche la decisione più dura e difficile del momento: ringiovanire e ricominciare daccapo.

In questo clima, incerto e dimesso, diventava doveroso permettere a Edmondo Landi di proseguire, altrove, la sua carriera. Da tempo molte squadre stavano corteggiando il più importante “gioiello cestistico” dell’Invicta che si accingeva, così,  a soli venti anni, nel pieno della sua maturazione tecnica e con sei campionati nazionali alle spalle, a lasciare Potenza per trasferirsi nella Rivestoni Bari, attrezzata per il salto nella serie B1.

Anche in questa vicenda emergeva la personalità e umanità del Presidente Peppino Sabia.

La decisione non era dettata da motivi finanziari per superare le difficoltà accumulate negli anni precedenti, come qualcuno affermava, ma solo spinta da ragionamenti di ordine morale e di correttezza sportiva, finalizzati a permettere al giovane cestista di valorizzare e concretizzare la passione per il basket in un vero e proprio impegno professionale.

In tale prospettiva, veniva fuori, non solo, la mia personale, ma sofferta, convinzione, che per Landi  il futuro migliore sarebbe stato quello di affermarsi definitivamente a livelli più adeguati alle sue capacità tecniche ma, soprattutto, emergeva, per la prima volta, la disponibilità della famiglia dell’interessato. Il Presidente Sabia si adoperava per una soluzione adeguata anche alle esigenze connesse agli studi universitari che il cestista si accingeva ad intraprendere e la città di Bari era una ottima scelta.   

In serie C2, la stagione 82/83 della Pallacanestro Invicta veniva affrontata senza Landi, con un organico molto ringiovanito e con molti anziani assenti per le prime esigenze di lavoro.

Era assolutamente impossibile competere contro formazioni emergenti, altamente professionalizzate, in possesso di progetti di sviluppo, diversi dai nostri: Torre del greco, Barletta, Pallacanestro Napoli, Fiamma Taranto, Olimpia Matera, Pallacanestro Cosenza, San Vito dei Normanni, Puteoli Pozzuoli, Basket Afragola.

Arrivava, conseguentemente, la seconda retrocessione in serie D,  ritornando là dove era iniziata l’avventura dell’Invicta, 19 anni prima.

Nella stagione 1983/84 con la squadra affidata a Bilotti, assumevo il ruolo di direttore sportivo per rilanciare nuovamente il settore giovanile da cui ripartire, ma soprattutto mi era stato assegnato dal Presidente Sabia il  “triste “ e gravoso compito di definire e concludere un accordo per il passaggio dei “diritti” della squadra nelle mani di un nuovo gruppo dirigenziale, che potesse rilanciare il basket potentino con nuovi investimenti e progetti.

Nella stessa sede di via San Luca, dove nel 1965 nasceva la “Pallacanestro Invicta Potenza”, terminava la sua storia, perchè veniva concordato col nuovo gruppo dirigente (imprenditori, professionisti, appassionati di basket) il cambiamento del nome della società, non il numero e l’anzianità di affiliazione alla Federazione, e veniva concesso gratuitamente il parco “cestisti” tesserati con ’Invicta.

Nasceva l’A.S.Potenza 84, che nelle annate successive avrebbe scritto altre belle pagine di basket. Per me finiva una passione. Per Peppino Sabia si spegneva il sogno della “Polisportiva”, ma rimaneva sostanzialmente il suo primo grande amore: il “calcio”.

Successivamente, nei primi anni 90, soprattutto sotto la spinta degli avvenimenti politici del tempo, l’intero mosaico della “Libertas” andava in pezzi.

 Lo scioglimento della Democrazia Cristiana, la mancanza dei tradizionali punti di riferimento politico ed economico, la cessazione del ruolo della “Libertas” nazionale, l’affermarsi di nuove forze politiche, il perdurare di crisi economiche ed istituzionali, ma anche il logorio di un così lungo impegno, avrebbero causato la definitiva cessazione e chiusura delle attività, comprese quelle  del “calcio”, che più di ogni altra disciplina appariva sempre pulsante, eterna, immortale.