Provando ad uscire – e soprattutto a rientrare – dalla nostra regione, come fanno tanti per lavoro per studio per amore si percepiscono con chiarezza i confini del nostro isolamento. Il raccordo autostradale Potenza – Sicignano é una via crucis di interruzioni restringimenti cambi di carreggiata. I bus e i camion sono costretti ad uscire a Balvano e fare 12 – 15 minuti di trazzere campagnole strette e pericolose, nelle quali l’incrocio con altri bus o camion diventa un gioco di incastri nei quali si sperimenta l’abilitá degli autisti. E questo da almeno tre anni. La situazione non migliora da Potenza a Metaponto, sulla Basentana.
E quindi può capitare – é successo a me – che tornando da un paese estero si rischi di rimanere bloccati a Napoli. La ditta di autobus Liscio, mito della mia giovinezza, che non si é mai fermata davanti a nulla, neve ghiaccio traffico blocchi stradali, riportandomi a casa in ogni condizione, é in sciopero (??). Senza preavviso, senza possibilitá di saperlo. Bisogna scapicollarsi fino alla stazione, e fiondarsi su un bus per Lagonegro, che prevede un cambio ad Eboli con un trenino regionale delle FF.SS. Il bus é in ritardo, con una decisione coraggiosa scendiamo a Battipaglia e intercettiamo il regionale una fermata prima. Ci possiamo rilassare? Macché. Sotto Picerno, dove c’é una salita, la pioggia e – dicono – le foglie che cadono sui binari (??) fanno slittare le ruote del treno. Fra l’ilaritá generale, che copre solo di poco l’irritazione e l’ansia, il treno tenta piú volte la salita, fermandosi quando inizia a slittare e tornando indietro, per riprovare con una nuova rincorsa. Finalmente supera il punto critico, ma intanto ha accumulato 50 minuti di ritardo. Dovevo arrivare a casa alla 16:30, ci arrivo quasi tre ore dopo. Ed é solo una delle decine di circostanze nelle quali i treni hanno reso un pessimo servizio ai viagguatori lucani, tanto che un’amica mi suggerisce di raccoglierle in un libro. Treni scomparsi in gallerie, fermati da guasti irreparabili, binari unici su cui trenini regionali atttendono per ore, in stazioncine desolate e chiuse, il treno in senso inverso, che magari sta slittando sui binari.
E chissá le strade interne, le tratte minori, di cui non so nulla. Penso al ponte sullo stretto di Messina, al Frecciarossa passato cosí veloce che non lo ha piú visto nessuno, e penso che ci conviene farci piacere l’isolamento e farne un punto di forza. Tanto, non cambierá.
