ROCCO SABATELLA

Come era nelle previsioni la Juventus si sbarazza del Porto, senza eccessiva fatica e approda ai quarti di finale della Champions. Adesso l’unico pensiero della dirigenza, della squadra e dei tifosi bianconeri è rivolto a venerdì prossimo quando si svolgeranno i sorteggi per gli accoppiamenti dei quarti di finale. E per la prima volta sarà un’attesa senza particolare ansia per conoscere l’avversario da affrontare nel prossimo turno.  Al contrario di quanto succedeva negli anni addietro. Questo perché la Juve ha acquisito una tale consapevolezza delle proprie possibilità che nessun avversario che le  potrà capitare nel lotto delle migliori otto formazioni d’Europa può essere temuto. Rispettato, invece, sì.  Dal 2011 in poi la società bianconera è stata capace di costruire , mattone su mattone, un edificio, inteso complessivamente come società, squadra, stadio di proprietà, tifosi,  dalle fondamenta estremamente solide per cui nessun traguardo le può essere precluso. Nemmeno chiudere la stagione in corso in maniera trionfale vincendo tutte e tre le manifestazioni in cui è impegnata, ossia, per semplificare, centrare il triplete e vincere campionato, Coppa Italia e Champions League. Non si tratta di presunzione o di sbruffoneria accentuata, ma semplicemente la constatazione che la Juventus attuale ha ormai tutto l’occorrente per ambire ai traguardi più prestigiosi. L’ultimo step che ha accresciuto le convinzioni e l’autostima dei bianconeri è stato il doppio confronto della scorsa edizione della Champions con il Bayern Monaco. Con la squadra di Allegri che partita dal pareggio nella gara di andata a Torino, si è presentata all’Allianz Arena non per fare la vittima sacrificale dei tedeschi, ma con il proposito di conquistare la qualificazione nella loro tana. E tutti ricordano la stratosferica prestazione della Juve che mise sotto il Bayern di Guardiola e solo tanta sfortuna con la rete dei tedeschi all’ultimo assalto fece svanire l’impresa dei campioni d’Italia che sembrava cosa fatta. Quella partita convinse la dirigenza che il gap con il meglio dell’Europa era stato definitivamente colmato. E che quest’anno si poteva riprovare con maggiori possibilità di riuscire nell’intento. E quando parliamo di possibilità ci riferiamo alla imponente campagna acquisti dell’estate scorsa. Conferma e non poteva essere diversamente di tutto l’organico capace di vincere campionato e Coppa Italia e definitivo salto di qualità con l’ arrivo di Higuain, Pjanic, Benatia, Piaca, Dani Alves, oltre al recupero di Marchisio e alla definitiva consacrazione di un fuoriclasse come Dybala e di un Rugani ormai pronto a raccogliere l’eredità dei mostri sacri della difesa. Il resto lo ha fatto poi Allegri quando ha deciso di dare una sterzata al cammino della sua squadra modificando l’assetto e l’impostazione della formazione passando al modulo che prevede la presenza contemporanea in campo di tutti i giocatori di qualità dell’organico. E che sta dando i frutti sperati in termini di risultati e di gioco espresso. Senza dimenticare che, tra le otto che sono arrivate ai quarti, indubbiamente è proprio la squadra italiana quella che ha maggiormente aumentato la sua forza in termini qualitativi e quantitativi dell’organico, atteso che Real Madrid, Bayern, Barcellona, Atletico Madrid,  ma anche Manchester City e Borussia Dortmund, sono rimasti fondamentalmente con gli stessi elementi della scorsa stagione. Ma sempre al top in Europa. A scanso di equivoci vogliamo ripetere però un concetto:  la Juve non pensa di vincere la Champions a mani basse perché a Torino sanno benissimo che per centrare questo traguardo occorrono, lotta, agonismo, determinazione e concentrazione massima. Ed anche un po’ di fortuna che non guasta mai. Ma resta ferma la convinzione che adesso la Juve può giocare ad armi pari con qualsiasi avversario. Con il Porto la Juve, forte del prezioso risultato in Portogallo, ha fatto la partita che doveva fare. Senza sprecare troppe energie e  con l’intento primario di ridurre al minimo i rischi. E cosi è stato. Qualcuno ha storto il naso perché forse si aspettava dai 90 minuti con il Porto una prestazione più spettacolare e divertente.  Come sempre e giustamente conta solo il risultato che ci si è prefissati di ottenere. Ci saranno altre occasioni per unire le due cose.