Margherita E. Torrio
È quella del tale che metteva la monetina alla macchinetta del caffè, beveva e ripeteva. Agli altri che intendevano avvalersi ugualmente della macchinetta, il tale rispondeva” E no, sino a quando vinco, continuo”. È quanto succede in Italia, in Parlamento. Ed è, però, questa una storia che non fa ridere. I problemi di questo Paese sono tanti. Il 1° articolo della Costituzione risulta svilito, vilipeso. Le leggi varate già negli anni, le ultime di questa legislatura aggiungono alla precarietà, al lavoro povero, all’immiserimento delle paghe, salari, stipendi, la responsabilità della mancanza di sicurezza e dei tanti ‘omicidi’ sul lavoro, in media tre al giorno, fra gli ultimi quello di Satman Singh. È questo, il lavoro svilito, uno dei più seri problemi dell’Italia, cui si aggiungono disfunzioni, ormai sempre più gravi nei servizi più essenziali e fondamentali: sanità deficiente, insoddisfacente in molti territori, soprattutto nel sud, scuola e intero arco della formazione, territori lasciati in sofferenza in ogni ambito, amministrativo, sociale, economico. Per i giovani  la precarietà è acquisita come ovvia. Chi se ne preoccupa, ne capisce le negatività, ma non sa come arginarla, cosa fare, la analizza ma non vede prospettive di aggregazione solidale e di lotta, la vive come sconfitta personale e irrealizzazione di aspettative, solo fatica e delusioni. Mi chiedo se abbiamo capito cosa sta accadendo. Mentre mi arrivavano e leggevo i messaggi dal Parlamento, ‘ sono le 5,50 e stiamo votando…la notte è stata lunga..’’, stiamo continuando a oltranza’, le bandiere sventolavano in piazza Santi Apostoli. Mi tornavano in mente altre scene terribili, ancora in Parlamento, ancora atti e convulsioni oscenamente antidemocratici. Gli stessi protagonisti. Lo Spaccaitalia, il privilegio dei pochi sui tanti, il sud viene ridimensionato nelle condizioni di inferiorità. Si riaffaccia, intanto, l’austerità perché l’Italia torna in procedura di infrazione, grazie a quelle regole del nuovo Patto di stabilità approvate dalle destre, che ci riportano ai vincoli di bilancio sospesi per la pandemia. Dove troverà la Presidente del Consiglio, aspirante premier assoluta, in un paese spaccato, diviso socialmente e politicamente, impoverito, i 32 miliardi per correggere il deficit? per affrontare e realizzare i provvedimenti, compresi i promessi LEP? La definizione formale dei Livelli Essenziali delle Prestazioni comunque inutili, comunque nemmeno previsti per 183 funzioni che potrebbero già essere richieste, come promette di fare Zaia, ( i corrispondenti LEA non hanno salvato la sanità dalla cancrena), nella mancanza delle risorse necessarie per la concreta attuazione di qualunque effettiva realizzazione e funzione equilibratrice, resta solo un’esercitazione virtuale. La domanda rischia di essere banalmente retorica visto che saranno i cittadini, quelli del sud e quelli che hanno denunciato l’autonomia differenziata, cogliendone tutte le problematiche di immiserimento anche per tanti territori e situazioni nel nord, a subirne gli effetti. Maggiori poteri e risorse per le regioni più ricche, renderanno più deboli gli altri, Mezzogiorno, aree interne, relegati in difficoltà e condizioni di debolezza irreversibili. Si accresceranno diseguaglianze e divari territoriali potenzialmente irreversibili. Le deforme insieme avviate, autonomia differenziata, premierato, controriforma della Magistratura, sono destinate ad avere un enorme impatto sull’assetto istituzionale e costituzionale dell’Italia, fino a prefigurare il superamento della Costituzione del 1948, delineandone una diversa che avrebbe il compito di annullare qualunque segno e memoria di quella nata con l’antifascismo. La maggioranza usa i rapporti di forza parlamentari, grazie al premio di maggioranza del 15 % di una legge elettorale incostituzionale, per soffocare ogni dissenso e imporre le sue ideologie, pur non avendo consenso maggioritario nel Paese; malgrado il voto in Europa, dove i tre alleati si sono contesi e rubati voti vicendevolmente. La presidente del consiglio vuole mostrarsi dominante, essendo il suo risultato sembrato positivo, in realtà ha realizzato quasi un milione di voti in meno. Con questi risultati, con quel premio di maggioranza offerto dalla insipiente modulistica riformistica dei precedenti governi di così detto centrosinistra, vogliono assolutizzare le decisioni, tutt’altro che governare. L’approvazione dell’autonomia differenziata e al senato del premierato, conferma il mercanteggio che, al di là degli interessi e calcoli elettorali, vanno a segno, la Lega para-secessionista riporterà l’Italia indietro di decenni, forse a prima dello stato unitario, e la riforma costituzionale del premierato forte porterà al sovvertimento dei princìpi costituzionali nati dalla Resistenza. Vengono ridicolizzate, ora, le convinzioni di qualche invincibile tatticista che andava tranquillizzando in giro convincendo che il gioco sarebbe caduto alle elezioni. I guasti che accadono li vedono ugualmente corresponsabili. L’autonomia differenziata, razzisticamente punitiva nei confronti di un sud ‘inetto, parassita, mangiasoldi’, si avvarrebbe, però, per il ‘residuo fiscale’, delle ricchezze prodotte nel sud da imprese che vi producono ma pagano le tasse dove hanno sede fiscale, al nord. Responsabilità gravissime anche di quelli che, negli anni passati, anche nel così detto centro sinistra, hanno approvato sistemi elettorali, premi di maggioranza, taglio dei parlamentari, intervento sul titolo V  della Costituzione etc etc etc. Sonnambulismo, ignavia, sindrome di Stoccolma, allora come oggi fra gli addetti ai lavori della politica? Ce lo chiediamo. Finalmente sembrerebbe essersi svegliato un tentativo di opposizione in Parlamento. Anche le piazze si stanno riempiendo-finalmente- da Napoli a Roma, da Firenze,a Pisa, a Milano ed oltre. Cosa fare? Se l’art. 116.3 legittima le regioni a chiedere forme e condizioni particolari di autonomia, in una o più materie, pur non potendo essere preclusa la richiesta, non deriva, però, dall’articolo alcun obbligo per lo Stato di accettare la richiesta su qualsivoglia materia che può essere respinta, o accettata, ma avendo presenti le specificità della regione, le ricadute sulle altre, o gli effetti sul sistema-paese. Ora sarà necessario, senza aspettare riscontri dal Governo, che i cittadini, partiti, associazioni, sindacati, si mobilitino; bisognerà sollecitare le Regioni a sollevare in via diretta, presso la Corte Costituzionale, la questione di legittimità costituzionale come previsto dall’art.127 secondo comma della Costituzione; chiedere a cinque regioni disponibili di promuovere il referendum contro il ddl Calderoli; contemporanemente iniziare, appena la legge sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, la raccolta delle firme (che devono essere almeno 550mila (500mila più un margine di sicurezza) entro il 30 settembre, per potere tenere il referendum nella primavera del 2025. Vedremo come saranno consolidati, rilanciati i Comitati locali della Via Maestra, organizzati un Comitato formale per la presentazione del quesito e la gestione politica e organizzativa della campagna. Il tutto perché non è possibile cedere sulle deforme dello Stato e del Governo che porterebbero ad un abissale sprofondamento sociale e politico, delle condizioni dei territori e dei cittadini, alla rinuncia del principio di libertà. Il tutto, e non è poco, in attesa di quanto accadrà in Europa. ( immasgine di copertina dal sito “la C news”)