Il deciso no di Conte all’ingresso di Renzi nella costituenda alleanza di centrosinistra contribuisce notevolmente a sciogliere le riserve di Calenda sull’ingresso di Azione nella possibile coalizione di CS, e di questa novità bisogna prendere atto anche qui in Basilicata dove Azione si è identificata con Marcello Pittella, riscuotendo il maggiore successo della sua finora breve storia di partito. Renzi, se ,come dice, vuole essere della partita dovrà probabilmente passare la mano ad altra persona, anche per frenare la frana che in Italia Viva si è allentata, coinvolgendo un centinaia di dirigenti locali, molti dei quali stanno rispondendo alle sirene di Forza Italia, che ormai ha inaugurato il cantiere del centro e con molta determinazione sta cercando di distanziarsi dai due partiti di destra. Da pokerista della politica il leader fiorentino sa che è ora di alzarsi dal tavolo prima che lo mandino in miseria . Nel campo di centro destra, quello che doveva essere il ruolo di Fratelli d’Italia, cioè una forza moderata, vicina all’imprenditoria, moralmente ineccepibile fino ad essere patriottica, nei fatti è stato sconfessato dalla scombinata competizione con Salvini che l’ha costretta a scelte impopolari come l’autonomia differenziata e a progetti folli come il Ponte sullo stretto che finirà nella polvere come già era finito il primo progetto, con allora 600 milioni all’anno di penale da versare all’impresa. Questo perché la priorità per i nuovi decisori politici nazionali non è verificare la validità tecnico-economica di una scelta, ma affidarla subito alle imprese, salvo poi vedere, giorno per giorno, quello che succede. Lo ha fatto Berlusconi con Alitalia, boicottando l’accordo con la Francia, e costringendo i cittadini italiani a riempire le tasche dei cosidetti capitani coraggiosi . Ma rimaniamo alla politica. L’ingresso di Calenda nello schieramento alternativo alla destra si deve per prima cosa caricare il peso di contrastare l’espansione di Forza Italia al centro. E siccome Calenda non è uscito certamente bene dall’avventura centrista con Renzi , col quale insieme puntavano al dieci per cento e dopo la separazione si sono ridotti a contarsi sulle dita di una mano, il leader di Azione si deve inventare qualcosa per riprendere quel feeling con l’elettorato che aveva creato nelle municipali di Roma capitale, magari portando nuovi volti all’attenzione del grande pubblico o magari facendo un Congresso dal quale possa uscire una linea capace di parlare al moderatismo italiano non di destra. Questa evoluzione va seguita in Basilicata con attenzione e con buon senso, senza gareggiare a pretendere prove di fedeltà per un matrimonio che è solo una ipotesi di lavoro e che potrebbe diventare un progetto di vita politica. Però gli atti contano e partecipare ad un governo di destra, pur pensandola diversamente, significa non perdere la propria identità e la propria vocazione ma difenderle nelle scelte che contano. E quindi un confronto coi gli altri partiti che governano questa regione va fatto sopra il tavolo e non sotto di esso, cioè un confronto pubblico sulle ragioni di una decisione e non semplici escamotage per non scontentare nessuno. Verranno argomenti importanti e delicati nei quali non si potrà giocare con gli ordini del giorno e si dovrà manifestare apertamente il proprio pensiero. Questo percorso è necessario non tanto per dimostrare che gli ostruzionismi del passato erano sbagliati, ma più concretamente per evitare che si creino le premesse per nuovi veti quando si arriva ai momenti delicato di scegliere le persone. La coerenza non è cosa che si possa pretendere , sopratutto da parte di chi non può vantarla, è semplicemente un comportamento che viene pesato, come è successo, nel giudizio della gente e che può contribuire, se positivo, a sventare nuovi ingiustificabili veti. Rocco Rosa
LA BASILICATA E IL PASSAGGIO AL CAMPO LARGO DI CALENDA
