rocco rosa

“Sta con chi ne sa più di te e fanne le spese”, è una delle raccomandazioni che si sentivano di frequente nelle nostre famiglie e che evidenziavano l’esigenza di crescere sull’esempio e sulla frequentazione di chi ne sapeva di più. Non so se è valido ancora per i giovani, ma sicuramente non è valido per la gran parte degli imprenditori lucani che continua a peccare di nanismo, incapace di crescere e di mettersi con gli altri. La vecchia mentalità contadina , di curarsi l’orto proprio , oggi , in un mondo globalizzato che esige sinergie e  messa in rete di esperienze, è una palla di piombo messa al piede dell’economia regionale ed il vero pozzo di San Patrizio dell’intervento pubblico nazionale e regionale che mette valanghe di soldi e caccia poca acqua di redditività.  Di questo la politica non parla e neanche le associazioni datoriali, prese come sono i loro dirigenti o esponenti a intessere relazioni con il potere e non a cogliere le occasioni che vengono da un mercato aperto.  Quando oggi si parla di industria 4.0, cioè di una industria che deve portare al massimo la sua automazione fino alla robotica, in tutti i settori di attività, dai servizi, all’industria meccanica, alla l’industria farmaceutica, qui in regione quasi nessuno ha diritto a parlare se si fa eccezione per qualche eccellenza  ad Atella, Matera e Melfi . Così come quando in agricoltura si parla di smart farm sembra che pochi accettino di fronteggiare il nuovo in termini organizzativi e di investimenti. Idem per il settore delle costruzioni, che è andato avanti alla grande quando c’era richiesta di case e sponde amichevoli nelle amministrazioni, ma che si è fermato quando la richiesta è scesa e ci sarebbe da fare l’edilizia a cemento zero, consolidamenti, recuperi, sostituzione di edilizia fatiscente. Il tutto poritando le tecniche migliori e i prezzi più competitivi. Se la politica non sceglie la meritocrazia in tutti i settori, terremo gli amici sì, ma sono amici “avvinti come l’edera”, gente che prende senza dare, che porta il peggio facendolo sembrare il meglio e che tira a campare sulla pelle dei lucani. Facciamola questa riflessione e diamo segnali sul fatto che uno ,prima di essere amico, deve essere bravo e deve saper il fatto suo.  Lo spreco che sale dall’inefficienza è pauroso ed ha segnato tutta la fase dalla industrializzazione post terremoto. Se vogliamo lasciare una impronta sul red carpet della buona politica, bisogna lavorare creando un vero regime di concorrenza che seleziona i migliori. Poi possono anche diventare amici.

( foto di copertina. l’azienda Di leo, uno dei pochi esempi di industrializzazione legata al territorio e ancorata a scelte di grande innovatività di linea, di prodotto e di immagine)