La lunga esperienza professionale mi ha portato a capire quando una battaglia va fatta , anche accettandone i rischi. E questa battaglia è simbolica rispetto a tutte quelle realtà che pur vivendo di soldi pubblici , di donazioni o di devoluzioni fiscali, si comportano dietro le quinte come e peggio dei padroni. Valga per alcune cooperative, oppure per alcuni comitati sportivi, di cui ci siamo interessati nel passato. E dell’Ant di Potenza il nostro interesse non è di oggi, al punto che vedemmo, già un anno fa, con grande favore l’iniziativa di una autorevolissima socia, che sino ad allora aveva affiancato il Presidente dandogli una mano nella delicata fase di malattia, di indicare per la nomina alla successione un funzionario della Prefettura, già creatore della Protezione civile e che lo stesso Imbrogno apprezzava.  Una persona a modo, un professionista autorevole e soprattutto di quelli che hanno una certa idea di solidarietà e di altruismo. Già allora iniziò un gioco perverso ad exludendum, mettendo in piedi una sorta di gradimento come si fa nelle redazioni con il direttore subentrante o negli spogliatoi di alcune squadre di calcio. Non so se sia la prassi di tutte le sezioni, ma è certo che non se ne fece niente, nonostante il soggetto avesse manifestato la disponibilità e stesse già abbozzando un progetto di rilancio che prevedesse una interlocuzione forte col San Carlo. In queste primissime fasi però ,il designato , resosi conto dell’ambiente ostile che serpeggiava nell’Ant , ad un  certo punto della discussione salutò tutti e si chiuse la porta alle spalle. Così, dopo di lui, fecero altri, per lo stesso motivo, fino a determinare un allontanamento di quelle persone che fondavano il loro personale contributo sul senso di solidarietà, il valore della donazione, il sacrificio personale a portare avanti dei progetti alternativi, dopo che una cooperativa aveva tolto all’Ant il servizio di assistenza domiciliare senza che nessuno si alzasse per chiedere all’ASP l’applicazione della clausola di salvaguardia di chi a quel servizio ci lavorava. E’ tutta qui la storia di una associazione che si è chiusa in casa , in un microcosmo autoreferenziale che si fa bastare i soldi che arrivano dall’Ant nazionale per vivacchiare, senza porsi progetti, senza tessere relazioni, senza inventarsi qualcosa di utile per la gente che soffre, senza portare avanti insomma quell’impegno fatto di interlocuzione delle istituzioni, di promozione del valore di solidarietà, che non vadano al di là delle campagne nazionali. Eppure qui, mai come adesso, stiamo vedendo che, grazie ai fondi del welfare e a quelli europei, ci sono decine e decine di iniziative che stanno riscuotendo l’apprezzamento della gente e l’aiuto delle istituzioni. Abbiamo mandato l’articolo di ieri all’Ant Nazionale, manderemo anche questo di oggi, per dire che se è vero che sono affari loro decidere chi e come deve governare una sezione, sono affari dei cittadini dire e decidere se questa merita il 5 per mille o l’acquisto dell’uovo di Pasqua. E sono affari dei giornalisti evidenziare situazioni che non rispecchiano lo spirito originario della creazione dell’Ant.