l’editoriale

SULLA COALIZIONE SI FA MELINA

Ho l’impressione che la ricerca di un’alleanza a sinistra sia per Renzi un esercizio improduttivo e forse anche pericoloso perché fa perdere tempo e , con questo, impedisce di predisporre un messaggio chiaro a quel 26 per cento di italiani che nonostante tutto credono in lui. Due mesi di dibattito sui giornali tra chi vuole e chi non vuole l’allenza, tra il perché si deve fare o non fare, sono una sorta di trappola che il segretario del pd ha l’obbligo di scansare se non vuole veramente portarsi ai margini del gioco politico. Questa legge elettorale che consente con il 3 per cento di essere presenti in parlamento è stato da un lato un regalo a chi tratta la politica come un affare da regolare a tavolino, dall’altro a chi, potendo arrivare in parlamento con le proprie gambe, può prendersi anche lo sfizio di  indebolire il segretario del Pd, puntando sulla confusione del dopo voto e sulla capacità di trovarsi improvvisamente ad essere indispensabile. La sola cosa che potrebbe fare Renzi è fare una offerta secca e chiara per tutti gli italiani : proporre un Premier diverso dalla sua persona, togliendo di mezzo tutto quello che di personale c’è in politica e facendo capire a tutti che è disposto ad un sacrificio pur di rimettere insieme quella coalizione che tutti a parole vorrebbero. Otterrebbe il doppio vantaggio di guidare un partito unito ( e già l’unità espressa da Franceschini ed Emiliano è un atto politico forte) e di far capire agli italiani che chi non vuole la coalizione non è certo lui. Forse indicare già da adesso un Gentiloni bis, potrebbe essere una mossa vincente, anche perché il premier sta lavorando bene e sta offrendo agli italiani quella figura che i moderati apprezzano, cioè di uno che non grida ma parla piano, che non si auto esalta ma sta con i piedi per terra, che non fa proclami di guerra ma cerca di portare il dono della mediazione e della pazienza. Un partito che può vantare i successi economici e ottimi uomini di governo ( da Franceschini a Minniti a Gentiloni appunto) ha più di qualcosa da dire ad un elettorato che cerca il progresso e la stabilità. Se proprio a sinistra si vuole la resa dei conti, può darsi che anche questa sia una opportunità. E lo dice chi, come me, fino a ieri ha spinto per un accordo che sancisse una pace duratura e feconda. Ma c’è nella sinistra uno spirito ad un tempo eroico e autolesionista che non muore e poche sono le persone che veramente si interrogano su come salvare la coalizione al di là del proprio scranno in parlamento.. Quando sento la Boldrini dire che bisogna andare da soli, lei che fino ad oggi ha interpretato lo snobismo elitario di una sinistra che si crede superiore senza averne i meriti, allora dico sì, che forse è meglio andare da soli, oppure se si deve fare un accordo, tutti quelli alla Boldrini vadano a misurarsi nei collegi. Così avremo finalmente uina sinistra che è legata al voto di quelli che hanno bisogno di essere difesi. Rocco Rosa