Due eventi di segno diverso che comunque autorizzano da una parte alla soddisfazione per una battaglia che volge nel verso giusto e dall’altro all’ulteriore impegno per una battaglia che è sacrosanta e che ancora deve trovare una coerente conclusione. C’è da essere soddisfatti per la notizia arrivata al Think tank di Matera da parte del direttore di RFI sulla chiusura della fase autorizzativa della Matera Ferrandina e sull’avvio entro maggio dell’affidamento dei lavori con la possibilità concreta questa volta di vederli terminati entro il 2026, rientrando tali lavori tra quelli che debbono portare i tempi del PNRR. Ma più ancora c’è da essere soddisfatti, almeno per chi questa battaglia l’ha cominciata, nutrita e portata a termine, per l’annuncio dello stesso responsabile di Rete ferroviaria che si sta lavorando al progetto del prosieguo della tratta verso Gioia del Colle e del collegamento con la dorsale adriatica, mettendo così in simbiosi le industrie della val basento e quelle di matera con la grande comunicazione ferroviaria. E per chi come noi ha guardato alla vicenda con l’attenzione che si deve prestare alle proposte serie di sviluppo, indipendentemente da chi le formula, è importante constatare che non sempre i poteri costituiti riescono ad imporre le loro logiche aziendali e che qualche volta il senso comune, inteso come buon senso, riesce a zittirli. I veri protagonisti di questo successo sono gli imprenditori e quei politici ( Luca Braia in testa) che hanno raccolto le loro istanze , così come il silenzio intorno a questa vicenda vicenda non fa fare alla Città di matera, intesa ome Amministarzione, una bella figura.
Per una infrastruttura che si avvia verso un esito favorevole , ce n’è un’altra che non manifesta segni di avanzamento. E cioè la richiesta a Rete Ferroviaria Italiana di non abbandonare l’ìpotesi progettuale che era stata da essa stessa avanzata, e cioè della bretella di collegamento fra la nuova tratta Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria e la stazione di Tito Scalo attraverso una nuova linea di una quarantina di chilometri tra Auletta e Tito, che taglia la Valle del Melandro. Questo al fine di conferire le carratteristiche di alta velocità al tracciato che da Taranto va a Potenza e poi a Battipaglia, bypassando il tratto che oggi fa rallentare i treni e cioè Picerno-Baragiano-Muro Lucano, Romagnano.
