ROCCO ROSA
La polemica sulla destinazione di favore di alcuni lotti di vaccini non è degna di essere ripresa , sia che venga da una categoria di medici, sia che venga da rappresentanti delle Istituzioni. L’assessore Leone ha tante colpe, ma non quella di aver privilegiato questo o quel territorio. Il meccanismo di distribuzione esula dalla decisione assessorile, e non si può portare la questione a livello di insinuazione strumentali. Detto questo il Dipartimento Salute ha colpe gravi in questa vicenda della scarsità di vaccini, prima perchè a nessuno, tanto meno al direttore generale che pure è esperto di pianificazione sanitaria, è passato per la testa che per evitare la confusione tra influenza stagionale e influenza da Covid era necessario isolare la seconda attraverso una vaccinazione di massa per la stagionale, secondo perchè nella individuaizone dei vaccini sono stati commessi errori grossolani che di fatto hanno determinato questa carenza. Il meccanismo ha sempre funzionato correttamente in tutti questi anni. Basta dare un’occhiata al sito web della stazione appaltante per vedere che lo scorso anno con una gara iniziata in agosto e conclusa agli inizi di novembre erano stati prenotati 120 mila vaccini da due case madri che lo producevano. Ebbene, quest’anno, dopo tutto quello che è successo in primavera, a giungo parte la richiesta di 125mila vaccini in tutto. Cioè cinquemila vaccini in più, una cosa ridicola che sta a dimostrare soltanto l’incapacità di programmare un evento che era prevedibile alla generalità degli operatori. Da queste colonne avevamo sollecitato a guardare con attenzione al sovrapporsi dell’influenza stagionale con la pandemia, chiedendo di pensare per tempo a soluzioni adatto a fronteggiare l’evidente aggravamento della situazione. Cinquemila vaccini in più è stata la risposta. Vogliamo dare la colpa all’assessore, diamola. Ma un dirigente generale non può far passare la cosa come un effetto distorto del mercato. Anche perchè, e questo è il motivo per cui mancano sessantamila vaccini, cioè la metà di quelli ordinati,nella gara di quest’anno ,anziché i soliti due lotti di vaccini ne sono stati costruiti tre, riducendo immotivatamente il vaccino prodotto dalla Sanofi (da 78 mila dosi a 68 mila). Sanofi che, a questo punto, forse per dispetto, con diecimila dosi in meno ha ritenuto di non partecipare, privilegiando le forniture alle regioni a maggiore consistenza demografica. Mancano quindi quelle dosi e si spera che possano arrivare da altre regioni, ove questi avessero scorte in abbondanza. La questione , che ha riguardato poche regioni accomunate da una mancanza di pianificazione, ha portato il Comitato delle regioni a chiedere alla Sanofi di incrementare la produzione, ma la risposta, prevedibile, è stata che il vaccino non è una medicina di cui conoscendo la molecola si può fare una produzione in continuo. Occorre ripartire con un processo che è lungo e probabilmente rischia di arrivare in porto quando la stagione influenzale è finita. Questo si che è un fatto serio e grave sul quale i consiglieri regionali dovrebbero chiedere spiegazioni.
