A conclusione di lavori che si prolungano da una decina di anni
FRANCO CACCIATORE
Dopo una decina di anni è riapparsa la facciata della storica Basilica Cattedrale di Melfi, bianchissima come una volta, dopo essere stata avviluppata per una decina di anni in una impalcatura, che ne vietava la vista. La chiesa però rimane ancora chiusa per i lavori di ristrutturazione interni, che a breve dovrebbero terminare, e per il restauro delle opere d’arte ad iniziare dalle tele. Dall’Ultima Cena di ignoto del XVII secolo, situata al disopra della porta d’ingresso, ad andare a quelli che corrono lungo la navata centrale, attribuibili ad Andrea Miglionico del 1700, che narrano episodi del vecchio testamento. E poi quelli che adornano l’abside e la volta sopra l’organo, inseriti in riquadri con ricca decorazione lignea, anche questi del Miglionico ed ancora tele con le immagini dell’Assunta di Domenico Guarino (1700), il trionfo di S. Antonio e S. Pietro, martirio di S. Alessandro e S. Bartolomeo e tanti altri, fra cui la bella immagine della Vergine del Rosario di ignoto pittore lucano del 1581, uno dei ritrovamenti di Don Dante Casorelli, nella realizzazione del Museo Diocesano.
Tutto questo impegnativo lavoro di restauro è affidato a Paolo Schettino da Maratea, che opera in Basilicata da circa mezzo secolo. A Melfi il suo approccio negli anni 77/78. All’epoca, dietro sollecitazione della Pia Unione del Crocifisso dei Cappuccini, interveniva la nascente Soprintendenza alle Gallerie a Matera, retta da Michele D’Elia, a salvare la preziosa scultura lignea del sec. XIII, divorata dalle tarme, affidandola ad uno dei più bravi restauratori, Andrea Fedeli, con laboratori a Firenze. In tale intervento era esclusa la tela del 1700, presente nell’edicola del Crocifisso.
A iniziare dalle sale dell’episcopio, dove sono venuti alle luce dipinti che decoravano le sale. Poi distacchi di affrreschi da chiese rupestri in rovina. A seguire il rinvenimento di decorazioni della Sala S. Alessandro dell’episcopio. Luogo ora divenuto il laboratorio di restauro di tutte le tele della cattedrale, e dove attraverso la paziente e straordinaria opera di Paolo Schettino stanno ritrovando i colori e la bellezza di un tempo.
Nella lunga storia della cattedrale si aggiungerà senza dubbio il capitolo di questo restauro che darà nuova vita alle preziose tele. Ben meritato per Schettino il recente tributo della sua Maratea a sigillare la lunga attività in terra lucana, il “Sigillum honoris causa” per i 46 anni di restauratore, vanto della città e della regione.
