MICHELE PETRUZZO

                                                                                                                                                                                                   Una sonda su Marte, le Sardine al Nazareno, la disponibilità di Grillo alla Segreteria del PD, la vittoria dei Maneskin al Festival di Sanremo. Non è un film di fantascienza, ma l’inaspettato inizio del 2021!

Nel frattempo, mentre è calato il silenzio attorno al nuovo esecutivo guidato da Draghi, diversi partiti sembrano essere impigliati nelle spinose questioni di leadership.

Che ci fosse confusione nel centrosinistra lo si era intuito, ma non fino a questo punto! Le dimissioni di Nicola Zingaretti, infatti, si sono rivelate molto inaspettate e poco leggere, considerando l’esplicito riferimento alla smania di poltrone e il ricorso all’espressione “mi vergogno”. Una scelta che ha fatto molto discutere ed ha innescato diverse reazioni: da una parte chi gli chiede di tornare sui suoi passi, dall’altra chi fa luce sul fallimento del progetto del Partito Democratico. I dem, da quando sono nati, si trascinano dietro il “supplizio del Segretario dimissionario”, come dimostrano i vari Veltroni, Bersani, Renzi. Le difficoltà nella ricerca di un leader a sinistra non rappresentano una novità, ma quasi un tratto caratteristico.

Chi, invece, un leader sembra averlo trovato è il Movimento Cinque Stelle. Il nome è quello di Giuseppe Conte, che già dopo la fine dell’incarico da Premier aveva annunciato la sua disponibilità, poi confermata a Grillo. I pentastellati, fin dalla loro nascita, hanno sempre incentrato la propria identità sulla figura del fondatore, che ora sembra essere tornato politicamente attivo, dopo alcuni anni fuori dai radar. Attualmente il Movimento non naviga in acque tranquille, soprattutto dopo le ultime vicende legate al sostegno al Governo Draghi. Tuttavia la figura di Giuseppe Conte servirebbe, in un certo senso, a ricompattare il fronte interno e a portare nuova linfa ad una forza politica in grande difficoltà, spesso apparsa sull’orlo della scissione.

Anche nella sinistra radicale difficoltà e divergenze non sono mancate. All’interno del gruppo parlamentare “Liberi e Uguali”, infatti, ci sono state posizioni diverse in merito al sostegno al governo Draghi.

Al di là dei vuoti di potere e delle questioni di leadership, occorre constatare che la complessità della fase attuale implica scelte difficili. In un momento in cui la compagine governativa risulta così ampia, infatti, le inevitabili difficoltà politiche dei vari partiti sembrano emergere con chiarezza, non fosse altro per giustificare ai propri elettori convivenze scomode e cambi di rotta inaspettati, come dimostra la torsione europeista di Salvini. Un governissimo in cui ci sono tutti – da Brunetta a Speranza, da Giorgetti a Franceschini – non è semplice da sostenere e da tenere insieme, anche se a guidarlo è l’ex Presidente della Banca Centrale Europea e lo si sta constatando già in questa prima fase del mandato. Ognuno, dal canto suo, sostiene di aver messo da parte i propri principi e di aver assunto un atteggiamento di responsabilità, per il bene del Paese. Chissà se questo basterà a reggere il peso di una maggioranza così ampia e ad evitare crepe politico-ideologiche, neanche troppo difficili da pronosticare. Ai posteri l’ardua sentenza!