“LA Comune Italiota “Potremmo definire l’attuale compagine governativa “rivoluzionaria”? In un certo senso si! Un nuovo modo di comunicare, di agire è entrato a far parte del lessico parlamentare. Quindi si potrebbe definire “rivoluzionario” il modo di agire non convenzionale, se questo intende uscire fuori dagli schemi con i quali per almeno 30 anni la vecchia compagine politica ha comunicato e governato. Non più parole dette in “politichese” ma linguaggio diretto, da pugno nello stomaco, difficile da comprendere o da digerire per chi non è avvezzo alle “rivoluzioni” almeno dialettiche. Spesso ascoltando i “nuovi” ministri si ha la sensazione di essere tornati alle comunardi parigine, guarda caso anch’essi sfociati nel mese di Marzo ma del 1871, parallelo facile da trasportare al linguaggio delle regionarie, delle parlamentarie. Il voto popolare del 4 marzo ha sancito uno spartiacque che ancora non si riesce a identificare, a capire, a comprendere addirittura a metabolizzare. Perché è così difficile? Perché ancora si tende a ragionare e guardare gli eventi con gli occhi e la mente rivolta al 3 marzo, parlando e giudicando facendosi influenzare dal “politichese” passato. Si parla dei presenti, di questi politici di oggi, offrendo il linguaggio di quelli che c’erano prima, e allora si ingenera il pathos, l’ansia, la paura di essere stritolati, il rifiuto di comprenderne la diversa disposizione linguistica. Immaginate cosa sarebbe successo se il ponte Morandi fosse caduto prima del 4 marzo, le commissioni d’inchiesta, quelle che non sono mai arrivate a capo di nulla, sarebbero succedute a se stesse per decenni, per giungere magari a punire qualche povero operaio delle autostrade che non era stato attento alle screpolature del ponte. Invece questi “neopolitici” hanno individuato subito il presunto colpevole, non so se a ragione o a torto, lo hanno identificato o quantomeno messo sott’accusa, mettendo l’intero sistema di concessioni a scadenza. Questo atto di costituzione simultaneo ha fatto reagire positivamente il proprio elettorato, anzi di sicuro ha generato proseliti, per la prontezza di individuare, quindi colpevolizzare, gli organi preposti alla sicurezza delle proprie strade. Si succedono in continuazione mutamenti sia di strategie politiche che di linguaggio, si cambiano le direttive e le parole d’ordine vengono stravolte e cambiate in pochi secondi, senza caminetti o tavoli di crostate o di risotti. Dopo un “assedio” durato quasi 7 anni il popolo con un una rivoluzione senza spargimenti di sangue ha decretato l’avvio della Terza Repubblica. Nei suoi primi giorni di vita questa “Comune Italiota” ha da subito proposte misure a beneficio dei lavoratori, vedi abolizione dei voucher, anche se poi rientrati, abolizione del job acts, abolizione del precariato. Si è rivolto alle classi meno abbienti rendendo colpevoli gli immigrati del loro stato di povertà. Ha tolto alcuni privilegi ai rappresentanti della vecchia politica così da rendere più credibile la rivoluzione. Nel frattempo l’opposizione è alle corde, come un pugile suonato, balbetta e non riesce a capire che il 4 marzo non è nato Lucio Dalla ma un nuovo modo di intendere la politica o di fare politica. Alcune misure ancora più “rivoluzionarie” non entrano in vigore perché ben presto sono emerse, tra le varie componenti di questa Comune Italiota, frizioni e modi di vedere disordinatamente palesi. Dove arriveremo? È presto per dirlo, di sicuro se le opposizioni, o chi peresse, fanno fatica a capire quello che è successo, se non si riesce a comprendere la rivoluzione silente che è avvenuta, allora è facile prevedere che per almeno una ventina d’anni non sentiremo più quel linguaggio antico, il politichese.
Sempre che non inizi un’altra rivoluzione e non si crei una Nuova Caledonia del XXI secolo.